Niente deroga, Ostetricia è già chiusa
di Daniele Montanari
Il Punto nascite ritenuto non sicuro: solo 196 parti sui 500 necessari. Resta aperta la struttura della terremotata Mirandola
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PAVULLO. Il 5 ottobre 2017 è stato l'ultimo giorno di vita del punto nascite. Dalle 14 di ieri è stata disposta dall’Ausl l’interruzione dell’attività con effetto immediato, a seguito della comunicazione con cui la Regione ha reso noto l’esito della richiesta di deroga avanzata in luglio al Ministero.
Una doccia fredda per la montagna, perché la richiesta di Pavullo è stata respinta assieme a quelle di Castelnovo Monti e Borgo Val di Taro (Parma). Salvati gli ospedali di Mirandola, Cento (zone terremotate) e Scandiano. Non c’è stato scampo per i “minori”, che avevano fatto segnare nel 2016 parti molto al di sotto della soglia ministeriale dei 500: 196 quelli di Pavullo (13% di cesarei), 153 a Castelnovo (29,5% di cesarei) e 124 a Borgo (35,2%). Nonostante l’attenzione al parto naturale (meno della metà dei cesarei degli altri due ospedali) e l’eccellenza assistenziale maturata negli anni, Pavullo è stato accomunato nella stessa sorte: per il Ministero non ci sono le condizioni di sicurezza per tutelare mamme e neonati. Sulla valutazione ha pesato il responso della Commissione tecnica regionale, che aveva dato netta indicazione di chiudere i punti nascita di tutti e tre i comuni montani, e di salvare solo Mirandola e Cento. L’unica indicazione disattesa dunque è stata quella relativa a Scandiano, risparmiato “a sorpresa”.
Così tutte le partorienti da ieri per protocollo 118 devono essere condotte a Sassuolo o al Policlinico; periodo transitorio di una settimana per le donne a termine e senza urgenze. A Pavullo così si chiude una storia durata 96 anni: fin dall’inaugurazione dell’ospedale (1 gennaio 1921), c’era l’Ostetricia con sala parto.
La Regione ha però confermato i 5,7 milioni di stanziamenti: 1,8 per il rifacimento delle sale operatorie, 2,8 per la ristrutturazione e l’ampliamento del PS, 400mila per il parcheggio, 35mila per l’automedica, 424mila per infermieri e Oss e 270mila per i medici. Chissà se basterà a mitigare l’amarezza: da oggi l’ospedale, è solo un luogo di cura e non più di nuova vita.
Una doccia fredda per la montagna, perché la richiesta di Pavullo è stata respinta assieme a quelle di Castelnovo Monti e Borgo Val di Taro (Parma). Salvati gli ospedali di Mirandola, Cento (zone terremotate) e Scandiano. Non c’è stato scampo per i “minori”, che avevano fatto segnare nel 2016 parti molto al di sotto della soglia ministeriale dei 500: 196 quelli di Pavullo (13% di cesarei), 153 a Castelnovo (29,5% di cesarei) e 124 a Borgo (35,2%). Nonostante l’attenzione al parto naturale (meno della metà dei cesarei degli altri due ospedali) e l’eccellenza assistenziale maturata negli anni, Pavullo è stato accomunato nella stessa sorte: per il Ministero non ci sono le condizioni di sicurezza per tutelare mamme e neonati. Sulla valutazione ha pesato il responso della Commissione tecnica regionale, che aveva dato netta indicazione di chiudere i punti nascita di tutti e tre i comuni montani, e di salvare solo Mirandola e Cento. L’unica indicazione disattesa dunque è stata quella relativa a Scandiano, risparmiato “a sorpresa”.
Così tutte le partorienti da ieri per protocollo 118 devono essere condotte a Sassuolo o al Policlinico; periodo transitorio di una settimana per le donne a termine e senza urgenze. A Pavullo così si chiude una storia durata 96 anni: fin dall’inaugurazione dell’ospedale (1 gennaio 1921), c’era l’Ostetricia con sala parto.
La Regione ha però confermato i 5,7 milioni di stanziamenti: 1,8 per il rifacimento delle sale operatorie, 2,8 per la ristrutturazione e l’ampliamento del PS, 400mila per il parcheggio, 35mila per l’automedica, 424mila per infermieri e Oss e 270mila per i medici. Chissà se basterà a mitigare l’amarezza: da oggi l’ospedale, è solo un luogo di cura e non più di nuova vita.
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