La rabbia dei frignanesi: «Folle chiudere ostetricia»
di Daniele Montanari
Malcontento della gente per l’addio al Punto nascite dell’ospedale di Pavullo «Così uccidono la montagna. Qui hanno partorito in migliaia senza problemi»
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PAVULLO. Delusione, amarezza, e anche tanta rabbia. Sono questi i sentimenti che serpeggiavano nel sabato mattina di mercato a Pavullo tra gente che in certi casi ancora non riusciva a credere che fosse definitiva e inappellabile la chiusura del punto nascite. Per quanto limitato possa essere il campione di voci in qualche ora, il riscontro è di nessuno, ma neanche uno, a favore. «Penso sia stata una grande sciocchezza – dice Beatrice Giusti – mi sembra un impoverimento di tutto il territorio e mi chiedo con quali difficoltà le partorienti dovranno raggiungere la pianura, soprattutto dalle zone più lontane». «Io ho quattro figli, partoriti tutti qui perché mi sono sempre trovata benissimo - ricorda Stefania Serafini - è una tristezza quello che hanno fatto». «Dispiace tantissimo - ribadisce Paola Bioli – è un’assurdità depotenziare un ospedale di montagna». «È una tragedia per il territorio – riprende Eletta Grandi – soprattutto per chi sta verso il crinale. Sembra che vogliano tornare all’ostetrica a casa come una volta, assurdo». «Hanno fatto un errore bello grosso, non lo dovevano chiudere – rilancia Rita Benedetti – così tireranno via anche degli altri posti letto. Non so come faranno quelle poverette che dovranno venir giù fino a Sassuolo». «Io ho avuto un parto precipitoso nell’agosto 2016 – racconta Erika – i dolori sono iniziati alle 17.15 e alle 18 avevo già in braccio il mio Emanuele. Non ce l’avrei mai fatta a raggiungere la pianura». «C’era un piano dietro, bisogna dirlo – puntualizza Dionigi Giovannini – hanno voluto disfare il reparto nel corso degli anni, e ci sono riusciti. Hanno fatto di tutto per spingere le donne altrove per far calare i numeri». «Quando ho partorito io quest’anno – riferisce una giovane mamma – mi hanno mandato a Sassuolo solo perché avevo un po' alto il ferro nel sangue, che è una cosa comprensibilissima quando si aspetta un bimbo. A un’altra ricordo bene che hanno detto: “Ma non vuole andare a Sassuolo?”, senza nessuna motivazione». «Se ci fosse stato davvero tutto questo rischio, allora tutte le donne che hanno partorito a Pavullo negli ultimi anni dovrebbero far causa all’Ausl – nota il signor Gianfranco – invece in migliaia di parti non è mai successo nulla, anzi c’erano profili d’eccellenza». «La colpa è dei politici che non hanno fatto un tubo – sottolinea Giancarlo P. - e adesso ci vengono a dire che ristrutturano il Pronto Soccorso, come se questo ripagasse della perdita». «Il sindaco ci ha lasciati soli alla marcia di protesta del 26 luglio – rimarca Giulio Guido Signorelli – dicendo che non si metteva contro i tecnici. Ma allora mettiamo un tecnico a fare il sindaco: da lui ci aspettavamo un’azione politica di contrasto». «Così distruggono la montagna – commenta Daniela Bernardini – dovevano investire su Pavullo per la sua collocazione baricentrica, attivare anche una rianimazione e farne un grande ospedale di riferimento. Inviterei i responsabili a farsi un bel viaggio sdraiati in ambulanza, tra curve e buche, da Sestola fino a Modena, per rendersi conto di cosa stanno chiedendo alle donne».
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