Morane-Vaciglio, sorpresa: il risarcimento non esiste
Nel caso in cui il Comune di Modena abbandoni il progetto, non sono previsti indennizzi ma 4 milioni per restituzioni ai privati e spese
MODENA Nessun risarcimento, se il Comune abbandona il progetto edificatorio nella zona F4 di via Morane, a Vaciglio. Non è previsto in nessuno degli atti sottoscritti dal Comune. E lo conferma l'ultimo documento, finora mancante alla discussione: la delibera di giunta del 26 febbraio 2017. La delibera e la bozza del nuovo accordo con la proprietà non prevedono nessuna clausola di indennizzo, se il progetto va a monte. Lo spauracchio tanto agitato è dunque infondato. È invece elencata una lista di spese che il Comune dovrebbe sicuramente restituire o pagare. Questa lista ammonta a circa 4 milioni di euro.
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CONTO DI 4 MILIONI. La delibera di giunta di febbraio si basa sull'accordo firmato davanti al notaio il 6 giugno 2011 tra la giunta Pighi e i proprietari del terreno (allora erano la Società Borgo Estense Srl e la società La Corte Estense, entrambe con sede nello stesso palazzo a Carpi). Utilizzando le possibilità offerte dall'articolo 18 della legge regionale 20 del 2000 - che permette di acquisire un terreno ad uso pubblico restituendo ai proprietari una fetta col permesso di edificare - le parti stabilivano che era «a carico della proprietà la cessione al Comune delle aree per la realizzazione delle infrastrutture, delle aree per le attrezzature e spazi collettivi (...) e la cessione di aree destinate a residenza per edilizia convenzionata, nonché la cessione di un'area ad uso residenziale».
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Si tratta di una clausola importante perché incide sulla distribuzione delle spese dopo lo scambio di terreni: il Comune ottiene gratis l'80% e in cambio ridà il 20% con il permesso di costruire; a lato, una lunga lista di interventi con spese e spettanze. Infatti, la voce principale nel capitolo delle modifiche riguarda l'acconto pagato dai proprietari alla cessione del diritto di superficie della Area 4 (quel 20% rimasto ai privati) pagato prima della stipula della convenzione. Questa somma (che erroneamente alcuni indicano come un indennizzo) in realtà è pagata dai proprietari al Comune. Tanto è vero che nella bozza del nuovo Accordo (2017) si ritiene già pagata, mentre la giunta, nella delibera, considera questi soldi a bilancio per il 2016. In altre parole, la giunta segna i 732mila euro tra gli attivi di bilancio. Questi 732mila euro sono il 53,89% dell'importo complessivo dovuto, che il Comune calcola in 1.360.000 euro.
LA LISTA DELLA SPESA. «Tale acconto - si legge sempre nella bozza di accordo - rappresenta il complessivo dell'acconto dell'edilizia convenzionata in vendita pari a 528mila euro (77,78%) e dell'edilizia convenzionata in affitto pari a 204mila euro. Il saldo dovrà essere consegnato in sede di stipula della concessione del diritto di superficie». A oggi, è possibile che non sia stato ancora versato niente.
Da questo pedante esercizio ragionieristico emerge quanto è importante l'elenco delle spese: è il conto che il Comune pagherebbe in caso di rinuncia al progetto in via Morane. È un'ipotesi più che possibile (ma non per Muzzarelli) sostenuta con forza da tanti modenesi contrari a un progetto che prevede una colata di cemento sul prato di via Morane. Inoltre, non essendo un indennizzo o un risarcimento ma una semplice restituzione di denaro pagato dal privato, il Comune oltretutto dovrebbe fare uno storno dal bilancio 2016 (se la voce è compresa) o trovare una “copertura” finanziaria. A questa voce si aggiungono i 923mila euro dell'imposta di registro moltiplicata per due: il primo giro è quello pagato dalla proprietà, come previsto dall'Accordo 2011, mentre il secondo spetterebbe al Comune in quanto parte che rescinde il contratto. La terza voce riguarda una somma di circa 850mila euro che ricade sotto la clausola: «Per la cessione a titolo gratuito delle aree al Comune del valore complessivo di 4.199.292 euro, verrà emessa fattura con Iva al 22% da parte della proprietà». È evidente che in caso di recesso la somma anticipata dalla proprietà dovrà essere restituita dal Comune. Il totale di queste voci da restituire si aggira intorno ai 4 milioni. L’unica penale nota è invece prevista nel caso in cui salti la stipula. È nell’Accordo 2011 ma riguarda solo i privati: perderebbero i 732mila euro versati al Comune.
A CHE PIANO ANDATE? Nel documento della delibera di giunta del febbraio scorso emerge un pasticcio per quanto riguarda l'estensione dei famosi 550 alloggi da costruire sul terreno dell'Area 4. Il Piano Particolareggiato approvato in Consiglio nel novembre 2014 prevedeva una superficie massima equivalente a 244 abitazioni per edilizia convenzionata e affitto di un' “altezza massima: 8p+pt”, si legge nel documento. Ovvero, 8 piani più piano terra. Eppure, due paragrafi più avanti troviamo uno schema riassuntivo nel quale per l’Area 4 si legge che i 550 alloggi frutto della somma del comparto edilizia privata (306 alloggi) e Comparto convenzionato (244 alloggi) devono avere un'altezza massima “6p+pt prevista dal Pua”. Ovvero, 6 piani più piano terra previsti dal Piano Attuativo Urbano. In poche righe, insomma, prima si dice che le case possono essere alte al massimo 8 piani e poi 6 piani. Una differenza non da poco per il futuro skyline modenese.
LA FETTA DEL COMUNE. Un altro aspetto evidenziato nello schema è che al Comune spettano 23 alloggi. Non si è considerato abbastanza il fatto che il Comune ha un tornaconto in questo progetto. Questo “guadagno” si potrebbe però virtualmente aggiungere al conto delle perdite, in caso di recesso. Insomma, il Comune ha pieno interesse a costruire. Per Muzzarelli e la giunta quei 23 alloggi sono un motivo in più per andare avanti fino all'ultimo infisso.
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