Vinicio Sighinolfi: "La ristorazione nel Dna da quand’ero bambino"
Il manager ha scoperto con la nonna Pierina la passione per la cucina «Ci colpiva con la cannella quando assaggiavamo i tortellini crudi»
Un’infanzia felice, trascorsa tra Modena e Nonantola, con la ristorazione nel Dna. Vinicio Sighinolfi, titolare del ristorante che porta il suo nome, punto di riferimento della cucina nostrana, si è accorto prestissimo di quella che si è manifestata come una vera e propria vocazione: la passione per i prodotti tipici e la voglia di farli conoscere. Un desiderio che si è trasformato in uno dei più importanti ristoranti di Modena, luogo dove coppie di sposi scelgono di ambientare il proprio ricevimento nuziale o che si raggiunge quando si vogliono assaggiare le leccornie del territorio. Un amore per le materie prime sbocciato durante le vacanze in Romagna...
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:site:1.15951838:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.15951838:1650044616/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
«Nonantola è il mio paese, lì ho trascorso l’infanzia - racconta Vinicio - È stata un’infanzia serena, abitavamo nel centro del paese e quando ripenso a quegli anni sento ancora la sensazione di libertà della quale godevo. Erano tempi nei quali ci si poteva muovere senza correre gravi pericoli, su una bicicletta rossa e via, l’importante era presentarsi a casa puntuale per i pasti e fare attenzione ad attraversare la Provinciale per andare alla “Pieve”, per il resto libertà… Sempre a Nonantola ho frequentato elementari e medie. Rivedo ancora qualche volta i miei vecchi compagni di scuola e nonostante tutti, inesorabilmente, portiamo, me compreso naturalmente, i segni dei quasi 60 anni, sono nella mia mente i ragazzini di un tempo con le stesse caratteristiche di allora.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:site:1.15951839:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.15951839:1650044616/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Ricordo con affetto la maestra Bianca Barani, sola a educarci senza sostegno e senza appoggi e chi rimaneva indietro ci fermavamo ad aspettarlo. A Modena andavo qualche volta con la mamma in corriera, per fare una passeggiata in centro, ad ammirare le vetrine e gustare una pizzetta al Ducale in piazza Roma. Si trascorreva bene il pomeriggio, a parte il fatto che ci si doveva prima lavare e poi “vestire di nuovo” insomma... eleganti ed era una gran seccatura. Ma mia madre ci teneva. Poi ricordo quando a Modena sono stato “sfollato” durante la terribile alluvione del 1966: ero in viale Verdi, ospite della nonna Maria. In quell’occasione per distrarmi mi portavano ai giardini pubblici a vedere il leone». Si trattava di un leone vero, autentica attrazione per i bambini. «Rientrato in paese, cessata l’emergenza, facevamo un po’ di tutto: costruivamo, inventavamo, creavamo bande che ne combattevano altre, senza un motivo vero, ma solo perché così andava il mondo - prosegue il manager della ristorazione - Facevamo un po’ di sport senza però mai pensare di diventare grandi campioni, ma con il solo spirito di partecipazione, forse perché non avevamo, come accade ora, il fiato sul collo di genitori convinti di aver messo al mondo come minimo una medaglia d’oro. Poi il campeggio con i preti, il Festival dell’unità, la Fiera di Luglio: eventi da non perdere in paese».
L’illuminazione sulla via per la cucina è avvenuta fuori regione. «Ho scoperto di avere il mestiere che faccio nel sangue, sì perché questo è un mestiere, penso, che si abbia già scritto nel Dna. Credo di averlo scoperto molto presto, di esserne forse rimasto affascinato in vacanza al mare in un albergo della riviera romagnola. Passione che è rimasta latente per molti anni ancora, prima di tutto perché mio padre prima di lasciarmi libero di scegliere, pretendeva almeno un diploma, che ho preso, dopo qualche anno di liceo classico, all’istituto magistrale e poi molta gavetta e studio e viaggi, sacrifici insomma, lacrime e sangue, gioie e dolori. Modena è stata determinante nel mio percorso, un forziere di cose buone, di vere e proprie perle della gastronomia e poi la nonna Pierina con un gran talento nel tirare la sfoglia, brava anche a colpirci con la cannella quando assaggiavamo di nascosto i tortellini crudi, rovinando gli schieramenti precisi come esercizi, che allineava sul tagliere».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
