Se la famiglia mette in crisi l’adolescente
di Gabriele Farina
A Modena è record: un ragazzo su 5 si è rivolto ai servizi di assistenza. Causa principale l’assenza di figure di riferimento
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Minori e difficoltà, a Modena si sfiora il record europeo di accessi ai servizi territoriali. Il campanello d’allarme è stato lanciato ieri durante l’incontro “Adolescenti e crisi”, ospitato dalla Camera di Commercio. I dati mostrano che un pre-adolescente modenese maschio su cinque (20%) è stato in carico ai servizi sanitari. La cifra è in crescita e confermata da un altro elemento: circa un minore modenese su dieci (maschio o femmina) è stato accolto almeno una volta dagli esperti del servizio di Neuropsichiatria Infanzia e Adolescenza (Npia) dell’Ausl di Modena. «È tra i valori più alti dell’Emilia Romagna, dell’Italia e dell’Europa – assicura il neuropsichiatra infantile Paolo Stagi, direttore del Npia modenese – visto che il nostro Paese ha i valori più alti d’Europa di utilizzo dei servizi territoriali».
Ciò non significa, tuttavia, che si registri un picco di ricoveri di adolescenti. «Negli ultimi tre anni i ricoveri stanno diminuendo – riprende il medico – sia quelli disposti dal nostro servizio sia quelli disposti da reparti non psichiatrici, ma con codici di dimissione psichiatrica, come Pediatria e Medicina generale». Un dato confermato, almeno in parte, nella struttura Il Nespolo di Villa Igea, ospedale privato accreditato che ha organizzato il convegno di ieri. Nel lungo periodo (dal 2009 al primo semestre 2017) il numero dei pazienti entrati nella residenza è sostanzialmente stabile, passando da 37 a 38 (dopo un picco di 83 nel 2014). In netto calo, invece, la degenza media: si passa dai 50,2 giorni di media del 2009 (e 61,9 del 2010) ai 34,7 dell’ultima rilevazione. «Sono migliorati i canali d’invio da parte dei servizi e c’è maggiore specializzazione», garantisce lo psichiatra Giovanni Neri, direttore sanitario dell’ospedale convenzionato. L’esperto di Villa Igea aggiunge che «gli interventi più frequenti nella residenza sono emergenze-urgenze legate a una crisi acuta. Essa può essere legata al contesto familiare (a volte di adozione), a traumi acuti o cronici e a patologie conseguenti a conflittualità familiari». Un elemento confermato dal Npia, in cui sono aumentati rapidamente i ricoveri non legati a ragioni neuropsichiatriche. Secondo dati illustrati ieri, infatti, l’80% di essi (ovvero quattro su cinque) è stato deciso dal tribunale. «Si tratta di minori allontanati dalle famiglie o soggetti al circuito di giustizia minorile – riprende il dottor Stagi – oppure migranti non accompagnati che vivono un periodo di malessere. È una situazione che non ha un’esclusiva motivazione. Se ho un bimbo autistico, figlio di una madre single con problemi di salute di qualsiasi tipo, una sistemazione gliela devo trovare».
Di sicuro, ribadisce il dottor Neri, il modo di vivere l’adolescenza è cambiato rispetto ai decenni precedenti. Anche in questo caso, non vi è un'unica causa. «Sono venute meno figure di riferimento un tempo essenziali – prosegue il direttore sanitario di Villa Igea, di cui si celebra nel 2017 l’ottantesimo anniversario della fondazione – e infatti l’adolescente non è tanto da solo, quanto in compagnia di figure decisamente in crisi: le famiglie sono molto deboli, come la scuola. Inoltre, mancano le altre istituzioni. Prevale così il gruppo dei pari e ciò dà un’impronta di cui tenere conto».
Va tenuto in conto lo stigma, inteso come il pregiudizio degli adolescenti verso la propria condizione e le strutture sanitarie. «Rappresenta un fortissimo freno e deterrente verso l’accettazione della patologia – conclude il dottor Neri – e l’intraprendere i percorsi di cura».
Ciò non significa, tuttavia, che si registri un picco di ricoveri di adolescenti. «Negli ultimi tre anni i ricoveri stanno diminuendo – riprende il medico – sia quelli disposti dal nostro servizio sia quelli disposti da reparti non psichiatrici, ma con codici di dimissione psichiatrica, come Pediatria e Medicina generale». Un dato confermato, almeno in parte, nella struttura Il Nespolo di Villa Igea, ospedale privato accreditato che ha organizzato il convegno di ieri. Nel lungo periodo (dal 2009 al primo semestre 2017) il numero dei pazienti entrati nella residenza è sostanzialmente stabile, passando da 37 a 38 (dopo un picco di 83 nel 2014). In netto calo, invece, la degenza media: si passa dai 50,2 giorni di media del 2009 (e 61,9 del 2010) ai 34,7 dell’ultima rilevazione. «Sono migliorati i canali d’invio da parte dei servizi e c’è maggiore specializzazione», garantisce lo psichiatra Giovanni Neri, direttore sanitario dell’ospedale convenzionato. L’esperto di Villa Igea aggiunge che «gli interventi più frequenti nella residenza sono emergenze-urgenze legate a una crisi acuta. Essa può essere legata al contesto familiare (a volte di adozione), a traumi acuti o cronici e a patologie conseguenti a conflittualità familiari». Un elemento confermato dal Npia, in cui sono aumentati rapidamente i ricoveri non legati a ragioni neuropsichiatriche. Secondo dati illustrati ieri, infatti, l’80% di essi (ovvero quattro su cinque) è stato deciso dal tribunale. «Si tratta di minori allontanati dalle famiglie o soggetti al circuito di giustizia minorile – riprende il dottor Stagi – oppure migranti non accompagnati che vivono un periodo di malessere. È una situazione che non ha un’esclusiva motivazione. Se ho un bimbo autistico, figlio di una madre single con problemi di salute di qualsiasi tipo, una sistemazione gliela devo trovare».
Di sicuro, ribadisce il dottor Neri, il modo di vivere l’adolescenza è cambiato rispetto ai decenni precedenti. Anche in questo caso, non vi è un'unica causa. «Sono venute meno figure di riferimento un tempo essenziali – prosegue il direttore sanitario di Villa Igea, di cui si celebra nel 2017 l’ottantesimo anniversario della fondazione – e infatti l’adolescente non è tanto da solo, quanto in compagnia di figure decisamente in crisi: le famiglie sono molto deboli, come la scuola. Inoltre, mancano le altre istituzioni. Prevale così il gruppo dei pari e ciò dà un’impronta di cui tenere conto».
Va tenuto in conto lo stigma, inteso come il pregiudizio degli adolescenti verso la propria condizione e le strutture sanitarie. «Rappresenta un fortissimo freno e deterrente verso l’accettazione della patologia – conclude il dottor Neri – e l’intraprendere i percorsi di cura».
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