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Uccisa e messa in frigo: «Condannatelo»

di Carlo Gregori
Uccisa e messa in frigo: «Condannatelo»

Il pm ha chiesto 17 anni per il femminicidio di Betta Fella. La difesa: Armando Canò ha confessato, non voleva ammazzarla

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Diciassette anni di carcere per l’omicidio volontario della convivente che picchiava e maltrattava e per l’occultamento del cadavere nel frigorifero. È la richiesta del pm Katia Marino. Una pena che va calcolata considerando incluso lo sconto di un terzo della pena previsto dalla scelta del rito abbreviato (quindi in origine era di 24 anni). No, replica la difesa, l’omicidio non è stato voluto. È stato un delitto preterintenzionale e così va valutato. Quanto al cadavere nel frigo, non voleva nasconderlo, sapeva che sarebbe stato ritrovato. Infine dai due figli della vittima, parte civile, la richiesta di 30mila euro a ciascuno con l’aggiunta del risarcimento in sede civile. Queste le richieste presentate ieri a conclusione del dibattimento sul “Delitto della Madonnina”, commesso nel giugno 2016 in un condominio lungo la via Nazionale per Carpi. La sentenza sarà letta il 6 novembre dal giudice Andrea Romito .

La Procura di Modena, con il pubblico ministero Katia Marino, aveva chiesto la condanna a 17 anni nei confronti di Armando Canò, il 51enne reo confesso che nel giugno del 2016 uccise Bernardetta “Betta” Fella, 55enne con la quale conviveva, strangolandola e nascondendo il corpo nel frigorifero in cantina, staccato dalla corrente, che si trovava nelle cantine dell'abitazione del delitto, in strada Nazionale. Come stabilito dalla perizia psichiatrica disposta dal giudice, e condotta dalla dottoressa Matilde Forghieri al momento dell’omicidio Canò era ubriaco ma non si può dire che all’epoca fosse un alcolista cronico. Per cui, anche se l’alcol gli aveva offuscato le capacità mentali, Canò era perfettamente in grado di intendere e di volere mentre uccideva Betta. In altre parole sapeva cosa stava facendo. L’unico errore, col senno di poi, l’ha commesso nascondendo il cadavere della povera Bernardetta Fella dentro il frigo in cantina senza collegarlo alla corrente. Erano giorni di giugno con 30° di temperatura; in poco tempo il cadavere si è decomposto attirando attenzione. Il difensore di Canò, l’avvocato Francesca Pecorari (per gratuito patrocinio), contesta l'omicidio volontario e ritiene che, al contrario, si tratti di un delitto preterintenzionale: voleva picchiarla, non ucciderla, ha spiegato. Inoltre non è convinta ci sia stato occultamento di cadavere, dato che Canò avrebbe messo il corpo della donna in un luogo facilmente individuabile. L'omicidio di Betta - un caso di “femminicidio” - ha avuto grande eco a Modena. Le associazioni contro la violenza sulle donne avevano indetto una fiaccolata sotto la casa del delitto pochi giorni dopo l'accaduto. La risonanza del caso è dovuta anche al fatto che la vittima aveva più volte segnalato Canò come convivente violento. Lo aveva anche denunciato nel 2012 per averle messo le mani al collo ma pare che poi avesse ritirato le accuse nonostante 20 giorni di prognosi. Le forze dell’ordine sapevano delle violenze che Canò le infliggeva, picchiandola e maltrattandola. L’ultimo screzio, terminato con l’omicidio, era scoppiato quando Canò si era presentato a ritirate le sue cose per andarsene.

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