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«Chiudiamo e i parti saranno più sicuri»

di Davide Berti
«Chiudiamo e i parti saranno più sicuri»

Il professor Fabrizio Ferrari, numero uno della Neonatologia provinciale: «Bisogna andare dove ci sono più competenze»

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Il camice sempre addosso, visite e colloqui, esami e consulti. Sempre in corsia. Il professor Fabrizio Ferrari, direttore della Neonatologia e del Dipartimento Materno Infantile, non è un primario da scrivania. Vuole fare il medico e continua a farlo anche da quando dirige una delle strutture più complesse dell’intera rete modenese. E se l’argomento sono i neonati, la loro salute e la loro sicurezza a partire dalla nascita, nessuno in provincia ne vede tanti quanti lui.

Così, per capire le origini della scelta che ha portato alla chiusura del punto di nascite di Pavullo, abbiamo chiesto a un medico in prima linea le ragioni di una decisione che ha creato parecchia insoddisfazione nella comunità: «Come neonatologo, oltre che come direttore del Dipartimento, posso affermare che questa scelta va nella direzione di una maggiore sicurezza per la mamma e per il nascituro. Certo, questa scelta va spiegata nel dettaglio perché quando ci troviamo di fronte ad un parto, siamo davanti ad un evento bellissimo ma anche, per certi versi, imprevedibile».

Si spieghi.

«Il parto è definito un evento a rischio. Purtroppo possono nascere complicanze nel giro di pochi minuti e agire con altrettanta velocità è fondamentale. Chiudere punti nascita dove non si arriva a 300 parti all’anno, meno di uno al giorno, è la cosa più saggia che la sanità italiana possa fare».

Personalmente cosa si sente di dire a chi protesta?

«La gravidanza, anche quella che procede naturalmente, è un evento naturale che può presentare dei rischi per la madre e per il bambino. Per questo motivo è importante che il parto avvenga in una struttura dove siano presenti tutte le competenze cliniche in grado di rispondere a ogni evenienza, chirurgica, rianimatoria, neonatologica. In questa direzione va la decisione regionale. Non se ne faccia una questione di campanile, per valutare queste azioni ci vuole buon senso».

C’è chi ne ha fatto una questione economica: tagliano per risparmiare.

«E secondo lei un medico, noi, avremmo interesse a risparmiare dei soldi laddove si gioca con la vita delle persone? Noi guardiamo solo alla qualità delle cure e dell’assistenza. Poi, certo, c’è chi deve ragionare di budget. Ma non è questo il caso».

L’impressione è che la decisione potesse essere gestita meglio.

«Ho fatto parte nel 2000 di una commissione che già aveva detto di chiudere i punti nascita sotto i 500 parti. Lo dicevo 17 anni fa, lo dico ancora oggi. È una scelta di cultura».

Che però va spiegata.

«Certo. Si chiede un piccolo sacrificio in termini di chilometri a chi abita in alcuni paesi e deve partorire. Ma è un sacrificio in ragione della sua salute e della sua sicurezza, e di quella del piccolo che arriverà. Non è detto che l’ospedale più vicino sia il più sicuro. Bisogna andare dove ci sono più competenze nell’interesse di ciò che può accadere».

Il Policlinico è pronto ad ospitare numeri più elevati?

«Lo facevamo già, quando i nati erano 3300 all’anno, oggi siamo a 2980. Il Policlinico, come centro di terzo livello, già da tempo accoglie dal territorio le gravidanze ritenute a rischio, vista anche la presenza della Terapia Intensiva Neonatale. La rete provinciale è pronta e grazie a questa scelta è più sicura».



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