La storia del profugo campione
L’albanese Klaudio Nfoja, arrivato con i barconi e ora stella della Virtus Basket
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MODENA . Lunedì 16 ottobre alle 18 presso la Libreria Ubik di via dei Tintori 22 a Modena verrà presentato il libro "La morte è certa, la vita no. La storia di Klaudio Ndoja" ( Imprimatur Editore ) all’interno della rassegna “Parole e Imprese. Scrittori e Imprenditori si raccontano" del Comitato per l'Imprenditoria Giovanile.
I presenti potranno dialogare con Michele Pettene, autore del libro e il protagonista della storia, il giocatore di basket della Virtus Bologna Klaudio Ndoja, che racconterà come è riuscito da profugo, scappato da una Albania in piena guerra civile e sbarcato sulle spiagge pugliesi, a diventare il primo cestista albanese a giocare nella Serie A italiana e diventarne uno dei protagonisti. Ci sarà anche la nuotatrice Cecilia Camellini.
«Il primo incontro che ho avuto con Klaudio risale al 2005 – racconta Pettene, classe 1986, laureato in Economia all’Università degli Studi di Milano-Bicocca con una tesi sul Paradosso della Felicità, si occupa di pop culture, pallacanestro, musica e cinema - Giocavamo nelle giovanili, lui - già forte - a Casalpusterlengo, io all'Ebro Milano. Poi l'ho rivisto nel 2012, quando abbiamo iniziato a scrivere il libro, e da lì non abbiamo più smesso. Sapevo a grandi linee della storia, ma entrare così tanto nei dettagli.
Il titolo del libro è davvero intrigante. «Alla fine, come spesso mi accade, mi sono lasciato aiutare – sorride Michele - È una citazione di Denzel Washington nel film Training Day, frase che Klaudio ha tatuata sulla spalla sinistra. Dopo aver letto l'ultima riga del libro credo che il titolo assuma un senso nuovo, universale. Esistono migliaia di storie personali simili a quella di Klaudio – conclude Michele - solo non hanno la stessa cassa di risonanza per ovvi motivi. Ma spiegano molto meglio di tante analisi politiche superficiali e parziali questo periodo. (l.s.).
I presenti potranno dialogare con Michele Pettene, autore del libro e il protagonista della storia, il giocatore di basket della Virtus Bologna Klaudio Ndoja, che racconterà come è riuscito da profugo, scappato da una Albania in piena guerra civile e sbarcato sulle spiagge pugliesi, a diventare il primo cestista albanese a giocare nella Serie A italiana e diventarne uno dei protagonisti. Ci sarà anche la nuotatrice Cecilia Camellini.
«Il primo incontro che ho avuto con Klaudio risale al 2005 – racconta Pettene, classe 1986, laureato in Economia all’Università degli Studi di Milano-Bicocca con una tesi sul Paradosso della Felicità, si occupa di pop culture, pallacanestro, musica e cinema - Giocavamo nelle giovanili, lui - già forte - a Casalpusterlengo, io all'Ebro Milano. Poi l'ho rivisto nel 2012, quando abbiamo iniziato a scrivere il libro, e da lì non abbiamo più smesso. Sapevo a grandi linee della storia, ma entrare così tanto nei dettagli.
Il titolo del libro è davvero intrigante. «Alla fine, come spesso mi accade, mi sono lasciato aiutare – sorride Michele - È una citazione di Denzel Washington nel film Training Day, frase che Klaudio ha tatuata sulla spalla sinistra. Dopo aver letto l'ultima riga del libro credo che il titolo assuma un senso nuovo, universale. Esistono migliaia di storie personali simili a quella di Klaudio – conclude Michele - solo non hanno la stessa cassa di risonanza per ovvi motivi. Ma spiegano molto meglio di tante analisi politiche superficiali e parziali questo periodo. (l.s.).
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