No a donne troppo magre in passerella
Laura Solieri
Valentina Fogliani, 37 anni, si batte contro l’imperativo delle modelle quasi anoressiche nelle sfilate: «Esempi sbagliati»
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MODENA . «Mi sento che manca qualcosa se lego troppo le mie attività a un mondo che considero effimero, ho bisogno di dare un taglio più sociale e benefico ad ogni progetto che intraprendo nel mio lavoro».
Valentina Fogliani, classe 1980, di Modena, è make up artist e modella. Nel 2010, assieme ad altre colleghe, Valentina ha lanciato il progetto “Curvy Can - I'm not a fashion victim”, una campagna nazionale per la sensibilizzazione contro i disturbi alimentari, con la collaborazione di Jonas Onlus (centro di ricerca per la cura dei disturbi alimentari) e di Massimo Recalcati, e nel 2012 il progetto "Curvy can - Love yourself" per la valorizzazione della bellezza come insieme delle caratteristiche personali che rendono unica e originale ogni donna.
«Quello in cui lavoro è un mondo legato all’immagine e io ho voglio anche di altro, così tutte le volte che intraprendo una carriera, sia come modella curvy che come make up artist, mi va di esplorare anche una dimensione più sociale» sorride Valentina».
Quando, nel 2010, fu lanciata la prima campagna, le modelle curvy in Italia non conoscevano ancora il boom che c’è stato negli anni successivi, ed erano solamente una decina, tra cui Valentina. “Dopo l’esperienza di Miss Italia nel 2001, mi sono trasferita subito da Modena a Milano, dove facevo anche l’attrice di teatro – spiega Valentina - Ho fatto tutto questo per sensibilizzare le colleghe sui disturbi alimentari. Con queste campagne abbiamo voluto andare contro a quello che era il sistema moda che imponeva canoni di magrezza assoluta che, secondo noi, andavano contro la femminilità. Il nostro obiettivo era promuovere uno stile di vita sano, assecondando il benessere del proprio corpo. I ragazzi incontrati nelle scuole – prosegue Valentina - erano sbalorditi, e ci dicevano: è un bellissimo lavoro quello che voi fate, riuscite a lavorare nella moda ed essere voi stesse! Tutto questo, poi, si realizzò in quegli anni in cui ero riuscita a fare outing per quanto riguarda i miei disturbi alimentari, quando ero riuscita a superarli, chiudendo in bellezza un periodo difficile».
Valentina è proiettata verso un nuovo progetto. «Come truccatrice - conclude - mi piacerebbe fare beneficenza in Oncologia truccando con appositi prodotti le donne in terapia, perché è dimostrato che questa forma di cura estetica migliora l’umore delle pazienti. In generale, da quando sono madre, mi sono resa conto che c’è da fare una grande attenzione con i figli di questa generazione, perché siamo continuamente bersagliati da messaggi sull’apparire e i disturbi alimentari trovano in questo tamtam mediatico un humus incredibile e pericoloso, su cui occorre vigilare».
Valentina Fogliani, classe 1980, di Modena, è make up artist e modella. Nel 2010, assieme ad altre colleghe, Valentina ha lanciato il progetto “Curvy Can - I'm not a fashion victim”, una campagna nazionale per la sensibilizzazione contro i disturbi alimentari, con la collaborazione di Jonas Onlus (centro di ricerca per la cura dei disturbi alimentari) e di Massimo Recalcati, e nel 2012 il progetto "Curvy can - Love yourself" per la valorizzazione della bellezza come insieme delle caratteristiche personali che rendono unica e originale ogni donna.
«Quello in cui lavoro è un mondo legato all’immagine e io ho voglio anche di altro, così tutte le volte che intraprendo una carriera, sia come modella curvy che come make up artist, mi va di esplorare anche una dimensione più sociale» sorride Valentina».
Quando, nel 2010, fu lanciata la prima campagna, le modelle curvy in Italia non conoscevano ancora il boom che c’è stato negli anni successivi, ed erano solamente una decina, tra cui Valentina. “Dopo l’esperienza di Miss Italia nel 2001, mi sono trasferita subito da Modena a Milano, dove facevo anche l’attrice di teatro – spiega Valentina - Ho fatto tutto questo per sensibilizzare le colleghe sui disturbi alimentari. Con queste campagne abbiamo voluto andare contro a quello che era il sistema moda che imponeva canoni di magrezza assoluta che, secondo noi, andavano contro la femminilità. Il nostro obiettivo era promuovere uno stile di vita sano, assecondando il benessere del proprio corpo. I ragazzi incontrati nelle scuole – prosegue Valentina - erano sbalorditi, e ci dicevano: è un bellissimo lavoro quello che voi fate, riuscite a lavorare nella moda ed essere voi stesse! Tutto questo, poi, si realizzò in quegli anni in cui ero riuscita a fare outing per quanto riguarda i miei disturbi alimentari, quando ero riuscita a superarli, chiudendo in bellezza un periodo difficile».
Valentina è proiettata verso un nuovo progetto. «Come truccatrice - conclude - mi piacerebbe fare beneficenza in Oncologia truccando con appositi prodotti le donne in terapia, perché è dimostrato che questa forma di cura estetica migliora l’umore delle pazienti. In generale, da quando sono madre, mi sono resa conto che c’è da fare una grande attenzione con i figli di questa generazione, perché siamo continuamente bersagliati da messaggi sull’apparire e i disturbi alimentari trovano in questo tamtam mediatico un humus incredibile e pericoloso, su cui occorre vigilare».
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