Gazzetta di Modena

Modena

Sulle orme di Italo Balbo con l’aereo dei record

Sulle orme di Italo Balbo con l’aereo dei record

Pavullo. Alberto Porto è partito per sorvolare l’Atlantico e arrivare in Uruguay Super dotazione d’emergenza. A salutarlo tanti amici: «Orgoglio del Frignano»

2 MINUTI DI LETTURA





PAVULLO . È partita ieri alle 6.32 l’impresa storica per Pavullo e il suo aeroporto: l’ingegnere Alberto Porto, argentino da 25 anni in Italia, è decollato col primo esemplare realizzato nel Frignano del Risen, l’avveniristico ultraleggero da lui progettato che nel 2015 ha polverizzato il record del mondo di velocità (323.312 km/h, il 10% oltre il limite precedente).

Per un aereo già “mitico”, un’impresa da pari: una trasvolata di 11.205 chilometri da Pavullo a Montevideo per consegnare il mezzo (costruito dalla Sea Avio in un capannoncino di via Montegrappa aperto dal maggio 2016) all’acquirente in Uruguay. Un viaggio eccezionale che nessun altro ultraleggero aveva finora mai compiuto sulla rotta sud, percorsa nel 1930 da Italo Balbo con la sua formazione di idrovolanti. Perché un velivolo da turismo, con un’autonomia tipica di 1.100 km, per andare nell’America del Sud ha sempre percorso finora la tratta nord attraverso Islanda, Groenlandia e Canada per avere tutti i punti d’appoggio necessari per il rifornimento (17 atterraggi fino a Montevideo).

Il Risen invece, grazie all’aerodinamica da Formula 1 studiata da Porto, il motore da 100 cavalli “risparmioso” (15 litri all’ora, su un serbatoio di 200) e la tenuta dei materiali (fibra di carbonio) è in grado di percorrere tratte molto più lunghe. Tanto da permettersi di attraversare l’Atlantico e arrivare con soli 5 scali in altrettanti giorni di viaggio. Porto si è fatto coraggiosamente collaudatore di ciò che ha fabbricato, ed è partito da solo pur con adeguata strumentazione d’emergenza: oltre al paracadute balistico, una tuta speciale anti-ipotermia che gli permette di stare fino a quattro giorni in acqua, e una zattera gonfiabile. Tre i sistemi di navigazione a bordo e altrettanti per un eventuale volo strumentale in caso di nube o notte.

Visto l’obiettivo di sfruttare al massimo la luce diurna, Porto è partito dal Paolucci al primo albeggiare: a salutarlo, oltre al personale aeroportuale che lunedì pomeriggio aveva preparato il velivolo, anche parecchi amici e conoscenti che si è guadagnato nella sua esperienza pavullese. E ovviamente Roberto Gianaroli, presidente dell’Aero Club Pavullo: «Ha detto “ce la farò” prima di allacciarsi la cintura - racconta - e di aver “quasi dormito. La preparazione tecnica è stata perfetta, lui è determinatissimo: se il vento non lo ostacola, compirà un’impresa che farà diventare il Risen a tutti gli effetti il migliore aereo al mondo di categoria. Noi siamo con lui, che rappresenta un orgoglio territoriale avendo riportato qui la fabbricazione di aerei lanciata negli anni ’30 da Ludwig Teichfuss con la sua pionieristica produzione di alianti. Ora si costruisce di nuovo, e un velivolo da record in grado di fare un viaggio senza precedenti: il decollo da Pavullo rimarrà nella storia dell’aviazione».

Daniele Montanari

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google