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«Una donna su due non ha partorito qui»

«Una donna su due non ha partorito qui»

I direttori degli ospedali modenesi non hanno dubbi: «Una decisione di natura tecnica» 

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Nel 2016 sono stati 2856 i parti al Policlinico. Circa 1400 quelli all’Ospedale di Sassuolo. A Pavullo si sono ridotti dal 2014 al 2016: 323, 268, 198.

I dati dell’Ausl dicono che nel 2016 solo il 49% delle residenti nel distretto ha partorito nel punto nascita di Pavullo, le altre si sono orientate su altre strutture, sia in provincia – Policlinico di Modena e Ospedale di Sassuolo in primis – che fuori provincia. Le aziende ospedaliere e la rete sanitaria dell’Ausl non ha dubbi sulla bontà della decisione.

«Nel comprendere il rammarico della Comunità del Frignano, si deve tuttavia tenere conto che la situazione è stata determinata sulla base di una decisione di natura tecnica – ribadisce anche Ivan Trenti, direttore generale dell’Azienda ospedaliero universitaria - Quando i professionisti, in modo motivato e argomentato scientificamente, evidenziano problemi della sicurezza dei pazienti, si deve agire di conseguenza: il punto nascita di Pavullo andava chiuso. Non vi possono essere decisioni diverse rispetto all’obiettivo principale della sicurezza. Diversamente sono state altre le valutazioni rispetto al futuro dell’ospedale di Pavullo. La Conferenza Sindaci e la Direzione Ausl hanno stabilito di investire sull’ospedale, prendendo così una chiara posizione politica sul futuro della rete ospedaliera della provincia modenese, in particolare nell’area sud. In una situazione che vede la sanità in generale con poche risorse disponibili sugli investimenti, la programmazione territoriale ha deciso di investire a Pavullo: si tratta di una decisione di chiaro orientamento nella politica sanitaria locale».

Concorda Bruno Zanaroli, direttore generale dell’ospedale di Sassuolo: «L’ospedale di Sassuolo, punto di riferimento per l’assistenza sanitaria alle donne gravide dell’area Sud della provincia, nel pieno rispetto delle preoccupazioni legate alla chiusura del punto nascita di Pavullo, accoglie già da tempo tante mamme e papà che dall’Appennino modenese scelgono di venire a Sassuolo per far nascere i loro figli. I nostri professionisti, infatti, ancor prima della sofferta decisione della Regione, avevano già iniziato una stretta e continua collaborazione coi ginecologi e col personale ostetrico di Pavullo, tanto che il coordinamento delle due Unità Operative era stato affidato in modo congiunto alla dottoressa Maria Cristina Galassi. Con circa 1.400 parti in media ogni anno, l’ospedale di Sassuolo, ad oggi, è la seconda realtà della provincia (dopo il Policlinico di Modena) per numero di nuovi nati. Siamo convinti che anche le persone che oggi esprimono i loro comprensibili dubbi sapranno riconoscere nell’ospedale di Sassuolo un luogo accogliente, sicuro e attento alle loro esigenze. Senza contare che, in un’ottica di ‘rete’ con le altre strutture del territorio, Sassuolo è in diretto contatto - 24 ore su 24 - con la Neonatologia del Policlinico, centro specializzato a livello provinciale nel gestire i parti e le gravidanze più complesse».

«La sicurezza delle mamme e dei neonati viene al primo posto. Non ci possono essere alibi per i casi nei quali non siamo in grado di offrire il meglio delle tecnologie, dell’esperienza e della competenza a tutte le donne, e non solo a quelle che possono partorire nei grandi centri. Chi dicesse il contrario si assumerebbe una grave responsabilità - afferma Massimo Annicchiarico Direttore Generale dell’Ausl di Modena - Il percorso nascita rappresenta peraltro un’esperienza che dura molti mesi, e sulla quale stiamo già investendo aumentando i servizi del pre e post parto, che le donne del Frignano potranno continuare a svolgere a Pavullo. L’ospedale è inoltre al centro di un piano di investimenti da quasi 6.000.000 di euro che ne qualifica spazi e funzioni, garantendone ruolo e funzioni nel lungo periodo».



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