Vai col liscio
di CRISTIANA MINELLI
A ottant’anni suonati quanti giri di valzer, quante mazurke, quante serate a flirtare col liscio… Nel tempo che fu la balera era territorio di caccia. E hai ancora voglia di ballare, ma più che alle...
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A ottant’anni suonati quanti giri di valzer, quante mazurke, quante serate a flirtare col liscio… Nel tempo che fu la balera era territorio di caccia. E hai ancora voglia di ballare, ma più che alle note tieni ai fianchi della compagna, che (anno più, anno meno) ti segue a ruota, ma in quanto a batticuore non ha la memoria corta. Alla Balera dell’Ortica, Milano, una calda serata dell’estate appena trascorsa s’è trasformata in una rissa fra ragazzi del ’37 con tanto di scazzottata finale. Come spesso accade non c’era un’anima a fermare il pugno che poi si è arrestato solo sulla faccia di un malcapitato colto sul fatto mentre faceva una corte spietata a una delle “ragazze” presenti in sala. Le ha chiesto di consultare il suo carnet da ballo. Posto c’era ancora, un valzer lo poteva concedere. Nessuno dei due ha pensato di aver offeso, sia pur nelle intenzioni soltanto, un povero cuore che languiva solitario e amareggiato sullo sfondo. La serata è andata così. Dovevano essere due salti, Vai col liscio e Via col Vento, invece è arrivata la sirena della polizia. L’amore ha rotto gli argini, oppure è stata la gelosia, o solo l’emozione, che come dice Adriano Celentano, sarà vero che non ha voce ma riesce ancora ad andare a segno come a vent’anni. Dicono che la terza età sia una fase crepuscolare. Ma di tramonti qui se ne son visti pochi. Passare alle mani non è mai una soluzione, anche se in questo caso, un incidente che non ha lasciato traccia se non nell’orgoglio ferito di un ballerino, fa comunque pensare. Che quelli che chiamiamo vecchi, anche quando possono essere considerati effettivamente anziani, non sono già morti e sepolti. Atropo, la parca figlia della notte, non ha tagliato loro il filo della vita e nessuno, ancora, li piange sul ciglio di un cimitero. Pillole per la pressione, deambulatore e apparecchio acustico, ma niente lapide. Anche nelle nostre polisportive, nei parchi, nei pensionati. Ecco, questo pugno in faccia dovrebbe darne uno a noi alla bocca dello stomaco, per aiutarci a vedere i vecchi così come sono: persone in cui la vita pulsa ancora. Che si ricordano bene cos’è l’amore, al contrario di molti di noi che, forse, non lo incontreranno mai.
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