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A Modena accoglienza vuol dire festa

di Davide Berti
A Modena accoglienza vuol dire festa

Seconda edizione della kermesse sulla migrazione promossa da Porta Aperta: «Diamo un volto umano a queste persone»

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INVIATO A ROMA. Come si fa a chiamare festival qualcosa che parla di migranti? Una provocazione, certo, ma la risposta è alla base delle motivazioni che hanno spinto gli organizzatori a presentare la seconda edizione del Festival delle Migrazioni, che ieri alla Camera dei Deputati ha aperto il sipario sul programma 2017. Dopo il successo dell’anno scorso, una scommessa nel più classico gioco d’azzardo, la manifestazione si è ulteriormente strutturata diventando un punto di riferimento capace di catalizzare per tre giorni l’attenzione di un mondo che su questo tema è sotto pressione da diverso tempo. Trovare la via del dialogo, del racconto, delle storie, di ciò che di virtuoso anima l’accoglienza è un’impresa non semplice ma va tentata. E Modena si è giocata per prima questa nuova scommessa, in un territorio disposto a mettersi in gioco.

Arriveranno in città da tutta Italia dal 20 al 22 ottobre prossimo su iniziativa di Fondazione Migrantes, Associazione Porta Aperta e IntegriaMo, con il patrocinio di Regione Emilia-Romagna e Comune di Modena, con il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e di aziende del territorio: 34 i soggetti aderenti, tra enti locali, mondo accademico, realtà ecclesiali e religiose, associazioni. Sbaglia chi vuole dargli un colore, meglio dargli un senso.

Luca Barbari, presidente di Porta Aperta, è tra coloro che lo hanno voluto fin dall’inizio: «Il Festival nasce dal bisogno di uno studio approfondito e non ideologico su un fenomeno complesso che richiede una riflessione seria e lontana dagli stereotipi. Questa iniziativa ha quattro ambe: terzo settore, Chiesa, enti locali e Università; è il festival sui diritti, che rappresentano l’identità dell’Europa e della nostra Italia. È dal loro riconoscimento che si può raggiungere un’identità piena».

L’onorevole Edoardo Patriarca ha sottolineato come «questa iniziativa sia un’opportunità di parlare di migrazione da un punto di vista alto, non solo come emergenza. Il Festival ragiona su un fenomeno epocale: vale la pena fermarsi qualche giorno per vedere cosa potrà essere il nostro Paese nei prossimi anni».

Apprezzato l’intervento del professor Luigi Foffani, direttore del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Modena: «L’università di Modena è presente perché non è solo un contenitore, la nostra missione è anche il rapporto con la società civile e la sfida dei migranti tocca anche noi, tocca tutti».

Don Giovanni De Robertis, direttore di Fondazione Migrantes, sottolinea che venga restituito ai migranti «il volto umano: sono fratelli e sorelle nostre, come tanto spesso ci ricorda papa Francesco. E diciamolo, al di là di polemiche strumentali, che i migranti non crescono in numero da alcuni anni».

Appunto, i numeri. Sono 14.510 i richiedenti o titolari di protezione internazionale o umanitaria accolti in Emilia-Romagna. Il maggior numero di richiedenti asilo è presente a Bologna: 2.435, dei quali 2.060 accolti nei CaseHube375 nelle strutture Sprar. Per numero di presenze, segue Modena con 2.087 (1.912 Cas e Hub, 175 Sprar), Parma con 1.790 presenze, chiude Piacenza con 1.175 (1.154 Cas e Hub, 21 Sprar).

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