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Canovi: «Punto nascite? La strategia è stata pessima»

di Daniele Montanari
Canovi: «Punto nascite? La strategia è stata pessima»

L’ex sindaco di Pavullo: «Non ho colpe e la sinergia con Sassuolo era buona  Bisognava evitare di chiedere una deroga e avviare subito i lavori nell’ospedale»

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PAVULLO . «Forse si sarebbe arrivati comunque alla chiusura del punto nascite, ma così di colpo, senza avere ancora di ritorno un Pronto Soccorso rinnovato, rischia di essere molto dura da digerire per il territorio». È molto perplesso sulla situazione che si è aperta per l’ospedale di Pavullo l’ex sindaco Romano Canovi, che da “libero pensionato di Monzone”, senza alcun incarico, fa il suo punto della situazione rispondendo anche a chi gli addossa tutte le colpe.

Canovi, si sente responsabile della chiusura?

«Eh no, non è una malefatta di Canovi. Fin quando c’ero io il punto nascite è rimasto aperto nonostante dal 2010 ci fosse una direttiva che indicava la chiusura. Se lo si è mantenuto attivo è solo grazie alla volontà politica che c’è stata di cercare una via d’uscita, confrontandosi con i comitati e con gli enti superiori. La partnership con Sassuolo mi sembrava una soluzione».

Cosa non ha funzionato?

«Nell’incontro che organizzammo a marzo 2016 con l’assessore regionale Venturi era emersa la volontà di continuare su quella direzione. Ma a livello locale ci si è chiesti nei mesi che sono seguiti se stava funzionando la sinergia con Sassuolo? Si è fatto il punto? No, si è rimasti in difesa quando bisognava giocare d’attacco e fare proposte supportate da tutti i sindaci del Frignano. Biolchini ha picchiato i pugni sul tavolo o ha preso solo atto della situazione?».

Secondo lei non ha fatto abbastanza?

«Pavullo doveva mettersi attorno a tavolo con l’Unione e i comitati e dire: “Sappiamo che la situazione è questa, cosa proviamo a fare per mantenere aperto il punto nascite?”. Non basta certo un’astensione in Conferenza socio-sanitaria a Modena».

Ma ha chiesto anche direttamente la deroga al Ministero...

«È come chiedere alla volpe se le piacciono le galline: dopo anni e anni in cui il Ministero diceva che il punto nascite va chiuso, vuoi mai che si contraddica adesso sostenendo il contrario? Una volta che si è scelto di andare a Roma, si sapeva già che era finita».

Lei cos’avrebbe fatto?

«Chiesto ancora tempo per una soluzione mediata, per vedere se modificando il rapporto con Sassuolo i numeri crescevano. Sollecitando nel frattempo la ristrutturazione del Pronto Soccorso, per cui Venturi si era impegnato a trovare i soldi. E ha mantenuto la promessa, da persona d’onore quale è. Si facevano partire i lavori col punto nascite ancora aperto e poi guardavamo ancora i numeri: se proprio non stavano in piedi, se ne prendeva atto. Ma i pavullesi avrebbero visto lo stesso investimenti sull’ospedale, volontà di futuro».

E adesso che si fa?

«Bisogna che Pavullo assieme all’Unione e i sindaci della montagna si batta perché si concretizzino gli investimenti e l’ospedale maturi una sua funzione specifica all’interno della rete, una sua eccellenza di richiamo, sennò va a finire che diventa un cronicario. E non lo meritano i cittadini come il personale, che si è sempre contraddistinto sia per la professionalità che il grande spessore umano, riconosciuto da tutti».

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