I profughi sono arrivati a Massa: «Non diventeremo un problema»
di Valentina Corsini
Finale. I cinque ragazzi africani ospiti nell’ex Casa del Popolo: lavano i pavimenti e curano la cucina Il racconto: «Io sono orfano e fuggito dalla guerra, vorrei lavorare». La vicina: «Mi ha commosso»
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FINALE. Come annunciato nei giorni scorsi, sono arrivati a Massa i cinque richiedenti asilo. I giovani, tutti africani e sui 25 anni, hanno preso alloggio lunedì in un appartamento al primo piano dell’ex Casa del Popolo di via Per Mirandola 4, di proprietà di un massese, dove sono stati sistemati dalla cooperativa Caleidos. Ieri siamo andati a Massa per provare a conoscerli più da vicino e farci raccontare così qualcosa di loro.
Ad accoglierci nel cortile della palazzina è Somntie Diabate, 25 anni, originario del Mali, ma nel nostro Paese da quasi un anno. «Sono arrivato in Italia il 24 novembre 2016 - spiega il ragazzo - dopo un viaggio di tre giorni dal Mali alla Libia e poi dalla Libia, di notte e su una barca insieme ad altri, ho raggiunto le coste italiane. Sono scappato dal Mali a causa della guerra e perché purtroppo ho perso sia la mamma che il papà. Sono rimasto solo, a parte due sorelle che sono infine andate ad abitare da uno zio. Nel mio Paese vivevo a Kati, e dopo 6 anni di scuola ho lavorato per tre mesi in campagna. Non è stato facile lasciare il Mali, per via della guerra e perché ero rimasto senza genitori, e mi dispiace essere visto come un problema in Italia».
Dopo la breve chiacchierata, in cui Somntie si è sforzato di esprimersi in italiano, nonostante non lo parli ancora bene, gli chiediamo di mostrarci l’appartamento in cui alloggia insieme agli altri quattro giovani che il 25enne ha conosciuto solamente lunedì. Mentre mettiamo piede nell’ingresso, due di loro sono alle prese con le pulizie di casa: uno è intento a rassettare la cucina, mentre l’altro a lavare il pavimento della sala e di un vicino corridoio. Entrambi, però, forse per diffidenza, dicono a Somntie che non se la sentono di parlare. Così è con lui che riprendiamo il discorso, chiedendogli cosa faranno mentre sono ospiti a Massa.
«Ci hanno detto che faremo dei lavori in campagna e di pulizia dei giardini e del verde pubblico - risponde il giovane - quello che mi piacerebbe continuare a fare qui in Italia, dove spero di rimanere e trovare appunto un lavoro nei campi o come giardiniere».
Quanto ai massessi, sull’arrivo dei cinque richiedenti asilo c’è chi è diffidente e chi, invece, dopo aver ascoltato insieme a noi la storia di Somntie, si è in parte ricreduto. «Quando li ho visti arrivare non ero d’accordo e molto dubbiosa - dice una residente poco distante dalla palazzina di via Per Mirandola - ma quando si ascoltano storie come questa, di un ragazzo rimasto orfano e fuggito dalla guerra, dispiace davvero».
«Spero solo vengano impiegati per fare qualcosa di utile. E che non stiano come martedì pomeriggio, quando li ho visti sul balcone con i piedi appoggiati sulla ringhiera, senza far nulla», si augura infine un altro residente.
Ad accoglierci nel cortile della palazzina è Somntie Diabate, 25 anni, originario del Mali, ma nel nostro Paese da quasi un anno. «Sono arrivato in Italia il 24 novembre 2016 - spiega il ragazzo - dopo un viaggio di tre giorni dal Mali alla Libia e poi dalla Libia, di notte e su una barca insieme ad altri, ho raggiunto le coste italiane. Sono scappato dal Mali a causa della guerra e perché purtroppo ho perso sia la mamma che il papà. Sono rimasto solo, a parte due sorelle che sono infine andate ad abitare da uno zio. Nel mio Paese vivevo a Kati, e dopo 6 anni di scuola ho lavorato per tre mesi in campagna. Non è stato facile lasciare il Mali, per via della guerra e perché ero rimasto senza genitori, e mi dispiace essere visto come un problema in Italia».
Dopo la breve chiacchierata, in cui Somntie si è sforzato di esprimersi in italiano, nonostante non lo parli ancora bene, gli chiediamo di mostrarci l’appartamento in cui alloggia insieme agli altri quattro giovani che il 25enne ha conosciuto solamente lunedì. Mentre mettiamo piede nell’ingresso, due di loro sono alle prese con le pulizie di casa: uno è intento a rassettare la cucina, mentre l’altro a lavare il pavimento della sala e di un vicino corridoio. Entrambi, però, forse per diffidenza, dicono a Somntie che non se la sentono di parlare. Così è con lui che riprendiamo il discorso, chiedendogli cosa faranno mentre sono ospiti a Massa.
«Ci hanno detto che faremo dei lavori in campagna e di pulizia dei giardini e del verde pubblico - risponde il giovane - quello che mi piacerebbe continuare a fare qui in Italia, dove spero di rimanere e trovare appunto un lavoro nei campi o come giardiniere».
Quanto ai massessi, sull’arrivo dei cinque richiedenti asilo c’è chi è diffidente e chi, invece, dopo aver ascoltato insieme a noi la storia di Somntie, si è in parte ricreduto. «Quando li ho visti arrivare non ero d’accordo e molto dubbiosa - dice una residente poco distante dalla palazzina di via Per Mirandola - ma quando si ascoltano storie come questa, di un ragazzo rimasto orfano e fuggito dalla guerra, dispiace davvero».
«Spero solo vengano impiegati per fare qualcosa di utile. E che non stiano come martedì pomeriggio, quando li ho visti sul balcone con i piedi appoggiati sulla ringhiera, senza far nulla», si augura infine un altro residente.
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