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Il Pd compatto in difesa di Maria Sergio

Il Pd compatto in difesa di Maria Sergio

La dirigente urbanistica a Modena accusata dai pentiti al processo Aemilia fa il pieno di solidarietà

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Il Partito Democratico di Reggio Emilia si schiera in difesa del sindaco Luca Vecchi e della moglie Maria Sergio, chiamati ieri in causa nel processo Aemilia contro la 'ndrangheta dal pentito Antonio Valerio. In particolare Sergio, oggi dirigente all'urbanistica del comune di Modena è stata accusata di aver fatto "favoritismi" quando ricopriva lo stesso incarico nell'amministrazione reggiana. Valerio ha poi confermato che la lettera inviata a vecchi dal carcere di Bologna, a firma di Pasquale Brescia, aveva lo scopo di indurlo a prendere le difese della comunità cutrese della città. Vicende su cui il segretario provinciale del Pd Andrea Costa commenta: «È agli atti della magistratura che c'è una strategia della 'ndrangheta per fare pressione sul sindaco Luca Vecchi. Pressione cui non si e' piegato». Ma, aggiunge, «Noi dei sospetti non sappiamo cosa farcene perché nella battaglia alla criminalità organizzata servono nomi, luoghi, date, fatti oggettivi». Continua costa: «Siamo i primi a lavorare contro le mafie di qualsiasi genere- e il lavoro fatto nei nostri comuni per togliere loro spazio non ha eguali in Italia-, ma senza riscontri oggettivi le accuse pronunciate in tribunale ricadono nell'ambito della strategia di cui sopra». Del resto, ricorda il segretario, «due anni fa qualcuno gridava alle dimissioni del sindaco dando credito alla lettera di un carcerato che si è poi rivelata una bufala, anzi peggio: si è rivelata la mossa della criminalità organizzata per creare confusione e distoglierci dalla vera battaglia contro la 'ndrangheta. Non ha insegnato nulla quell'episodio?». Sulla stessa linea l'intervento del presidente della provincia di Reggio, Giammaria Manghi.

«Maria Sergio- dice- svolge con onestà e dedizione il proprio lavoro nell'ente pubblico e in tutto questo tempo mai è stata raggiunta da accuse o indagini delle autorità». Pertanto "non può essere che generici riferimenti non circostanziati da alcunché, considerazioni allusive che ignorano qualsiasi attinenza con le più elementari regole del procedimento amministrativo, consentano di mettere alla gogna qualcuno».

Insomma, «accettare che bastino alcune frasi buttate qua e là per affermare il contrario costituirebbe un gravissimo vulnus al buon funzionamento stesso della pubblica amministrazione, il trionfo della cultura del sospetto non suffragata da atti ». E a Modena?. Dal Comune il sindaco Gian Carlo Muzzarelli ribadisce di aver fatto sapere il suo pensiero, nei giorni scorsi quando difese Sergio sotto attacco da parte dei 5 stelle. «Per la dottoressa Sergio e il marito, non esistono atti giudiziari che sollevino problemi nei loro confronti in materia di N'drangheta. Restano solo il cognome e il luogo di nascita di Maria Sergio, che per questi novelli Torquemada sono più che sufficienti per mandare alla gogna qualunque persona e qualunque amministrazione che non siano supine ai loro deliri. Noi non ci stiamo. Lo Stato di Diritto – conclude il sindaco di Modena - è una cosa seria e non può essere affidato a questi apprendisti stregoni».

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