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Il prete anti-camorra a Guiglia

Il prete anti-camorra a Guiglia

Don Manganiello: «I cristiani recuperino la vocazione a fare politica attiva e civica»

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GUIGLIA. Prete anticamorra, prete di strada, di trincea, di frontiera. Tante sono le definizioni che accompagnano don Aniello Manganiello, l’ex parroco di Scampia arrivato a Guiglia. Ma quella più azzeccata forse è quella di un semplice sacerdote, innamorato di Dio e della sua gente, che non si è tirato indietro.

«Essere parroco di Scampia all’inizio non è stato facile - ha raccontato don Aniello, dialogando con Simone Lochi, sociologo e ricercatore all’Università di Bologna - ma mi ha aiutato vedere la sofferenza di tante persone dove la camorra, in mezzo a povertà e disoccupazione, mette paura e svolge una funzione di ammortizzatore sociale. Per molti reagire è impossibile perché la giustizia è lenta e lo Stato non raramente va a braccetto con la criminalità. E con il tempo Scampia mi ha stregato: lì ho trovato una volontà di mettersi in gioco impossibile da trovare altrove. Pochi sanno che è il quartiere con il maggior numero di associazioni di volontariato in Italia. E denunciare e raccontare non basta, bisogna essere concreti».

Il percorso di don Aniello è stato però costellato anche da momenti difficili. «Mi è capitato di ricevere minacce molto serie ma ho deciso di rifiutare la scorta perché non credo che rientri nel dna di un prete. La cosa che li faceva arrabbiare era l’impegno per cultura, sport e solidarietà perché danneggiava i loro guadagni. Non è un caso che la prima cosa che ho fatto sia stata creare una squadra di calcio parrocchiale: lo sport sa aggregare, può salvare e dare tanti valori».

Don Aniello ha toccato anche il tema del rapporto fra camorra e religione. «I camorristi hanno un rapporto molto superficiale, basato sulla necessità di procacciarsi il consenso e sul desiderio di mettersi in pace la coscienza. Vescovi e cardinali del sud hanno espresso moniti molto forti contro il crimine organizzato, il problema è che in prima fila poi ci sono i parroci e non sempre hanno il coraggio di determinate scelte. Anche oggi esistono i don Abbondio e i padre Cristoforo. Ho preso decisioni molto forti, come quella di negare i sacramenti ai camorristi, ma ci sono parroci molto meno “rigidi”. Ho sempre cercato di annunciare il Vangelo a tutti, anche i criminali erano miei parrocchiani. E ho visto delle belle conversioni».

Oggi a Scampia le cose sono in parte migliorate, ma i problemi restano. Sono diminuite le piazze di spaccio, ma povertà e disoccupazione sono aumentate. «È necessario - ha concluso don Aniello - che i cristiani recuperino la vocazione alla politica. Fare politica è lavorare per il bene comune e per noi cristiani deve essere un obbligo morale».

Federico Covili

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