Lambrusco ancestrale: trionfa il metodo antico
di Carlo Gregori
Grande spazio alla tecnica vintage: il Fondatore della Chiarli primo per i Sorbara Tra i Grasparossa in testa il Monovitigno del Moretto. Tutti i modenesi al top
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Pochi lambruschi recensiti, tutti Sorbara e Grasparossa con l’eccezione di qualche Emilia Igt (nessuno di Salamino, come da tradizione per la guida) ma di alta qualità, sia per la ricerca che per il contenuto. Tanto spazio alla rifermentazione naturale in bottiglia: non più una riserva di nicchia ma un metodo vintage riscoperto e apprezzato da un vasto pubblico. La guida dei “Vini d’Italia 2018” dell’Espresso restringe lo spazio per i modenesi, ampliando invece lo sguardo sui vini dei Colli Piacentini e sull’albana, che povero è diventato di alto pregio. E sugli scudi i curatori arrivano a collocare addirittura un lambrusco della provincia di Parma: i Salici di Monte delle Vigne, rifermentato in bottiglia, quasi una provocazione… Sarà stata la sovraesposizione mediatica degli ultimi anni (del tutto giustificata dai risultati ottenuti) sarà la voglia di cercare la novità o di stupire, la scheda regionale riserva un’attenzione sicuramente marcata al lambrusco ma tutto sommato ridotta all’osso con alcune vistose lacune (un esempio per tutti: la scarsa attenzione per la Cantina della Volta).
SORBARA. La classifica rispecchia sicuramente il meglio della produzione ai vertici della ricerca: la rotazione tra i primi dieci è questione di gusto, ma le etichette migliori sono quelle. Al primo posto troviamo il Fondatore della Chiarli, una rifermentazione in bottiglia che ha tratti aromatici di pregio. Segue l’ormai apprezzatissimo Radice della Cantina Paltrinieri al Cristo di Sorbara che «concede un pregevole affondo preciso e pulito». Al terzo posto l’Omaggio a Gino Friedmann, fiore all’occhiello della Cantina di Carpi e Sorbara, di «scattante sapidità». Quarto posto a Campogalliano: è tutto per il Falistra, altro rifermentato in bottiglia, anzi pioniere di questa riscoperta, del Podere Il saliceto di Campogalliano. Segue al quinto posto “C’era a Modena” della cantina Fratelli Carafoli, con «trama fresca e acidula». Sesto posto all’immancabile Vigna del Cristo della Cantina Cavicchioli (oggi della Giv), settimo posto per il Cà Bianca di Garuti, «di buona complessità»; ottavo posto alla Corte degli Attimi dei Poderi Fiorini con «allungo esile, piacevole e nitido in chiusura»; nono posto per Il Selezione di Vezzelli dal «sorso fresco e appagante» e decimo posto il Canale di Mulini di Bassoli di «freschezza gustativa notevole».
GRASPAROSSA. Troviamo al primo posto il Monovitigno della Fattoria Moretto, dotato di «nota balsamica», un’etichetta ormai ben conosciuta anche al grande pubblico modenese. Secondo posto al Vigneto Cialdini di Charli, un must della categoria grasparossa, con «gestione del tannino esemplare che si distende a poco a poco». Terzo posto al Corleto Monovitigno di Villa di Corlo, spumante con profumi di violetta e ciliegia matura. Quarto il BioRosso di Barbolini, bio davvero con tanto di certificazione e dotato di «profumi vibranti». Quinta posizione al Col Sassoso della Cavicchioli, dal «colore impenetrabile». Seguono al sesto posto il Bruno Zanasi dell’omonima cantina Zanasi, «avvolgente»; al settimo posto la Vigna Cà del Fiore di Manicardi, «di buona spinta degustativa»; all’ottavo posto il Federico dell’Azienda La Cavaliera, di «bella mousse artigianale»; nono posto al Dosage de La Battagliola di Piumazzo che «in bocca scorre con piacevolezza»; e decimo posto per il Ritorno spumante «sfaccettato» dell’estroso Boni Luigi, azienda di Serramazzoni.
ALTRI VINI. Nella rubrica finale - un calderone di tipologie e tendenze - troviamo al quarto posto, Il Mattaglio Blanc de Noirs della Cantina della Volta, l’unico dell’azienda di Christian Bellei, definito «un riferimento delle bollicine regionali». Giudizio buono ma ingenerosamente avaro per una cantina di punta nazionale.
Nono posto alla cantina principe al Cristo di Sorbara: è Il Solco della azienda Gianfranco Paltrinieri, con “bollicine che si muovono in ampiezza”.
Segue al dodicesimo posto il “lambrusco di montagna”, il Falconero Zero di Terraquilia, da uve maturate oltre i 500 metri per un vino dal colore scuro.
Quattordicesimo posto per Il Rosé del Cristo della Cavicchioli, un fermentazione naturale in bottiglia rosa tenue con succosità di ciliegia.
Decimo posto al Couvée Brut Metodo Classico della Bellei Francesco (cantina oggi di proprietà dei Cavicchioli), vino che «da subito mostra una bella maturazione». Quattordicesimo posto al Mabolle Extra Brut Rosé del Podere Il Saliceto, alla sua seconda menzione, bollicina dal colore ramato che «spigiona una sottile energia». Infine la quindicesimo posto spazio a un altro vino della Luigi Boni di Serramazzoni: Lo Sgarbato Drizzapelo, nome che è tutto un programma, con questo commento lusinghiero: «Ci va di premiare il vino più umile di questo bravo spumantista emiliano».
SORBARA. La classifica rispecchia sicuramente il meglio della produzione ai vertici della ricerca: la rotazione tra i primi dieci è questione di gusto, ma le etichette migliori sono quelle. Al primo posto troviamo il Fondatore della Chiarli, una rifermentazione in bottiglia che ha tratti aromatici di pregio. Segue l’ormai apprezzatissimo Radice della Cantina Paltrinieri al Cristo di Sorbara che «concede un pregevole affondo preciso e pulito». Al terzo posto l’Omaggio a Gino Friedmann, fiore all’occhiello della Cantina di Carpi e Sorbara, di «scattante sapidità». Quarto posto a Campogalliano: è tutto per il Falistra, altro rifermentato in bottiglia, anzi pioniere di questa riscoperta, del Podere Il saliceto di Campogalliano. Segue al quinto posto “C’era a Modena” della cantina Fratelli Carafoli, con «trama fresca e acidula». Sesto posto all’immancabile Vigna del Cristo della Cantina Cavicchioli (oggi della Giv), settimo posto per il Cà Bianca di Garuti, «di buona complessità»; ottavo posto alla Corte degli Attimi dei Poderi Fiorini con «allungo esile, piacevole e nitido in chiusura»; nono posto per Il Selezione di Vezzelli dal «sorso fresco e appagante» e decimo posto il Canale di Mulini di Bassoli di «freschezza gustativa notevole».
GRASPAROSSA. Troviamo al primo posto il Monovitigno della Fattoria Moretto, dotato di «nota balsamica», un’etichetta ormai ben conosciuta anche al grande pubblico modenese. Secondo posto al Vigneto Cialdini di Charli, un must della categoria grasparossa, con «gestione del tannino esemplare che si distende a poco a poco». Terzo posto al Corleto Monovitigno di Villa di Corlo, spumante con profumi di violetta e ciliegia matura. Quarto il BioRosso di Barbolini, bio davvero con tanto di certificazione e dotato di «profumi vibranti». Quinta posizione al Col Sassoso della Cavicchioli, dal «colore impenetrabile». Seguono al sesto posto il Bruno Zanasi dell’omonima cantina Zanasi, «avvolgente»; al settimo posto la Vigna Cà del Fiore di Manicardi, «di buona spinta degustativa»; all’ottavo posto il Federico dell’Azienda La Cavaliera, di «bella mousse artigianale»; nono posto al Dosage de La Battagliola di Piumazzo che «in bocca scorre con piacevolezza»; e decimo posto per il Ritorno spumante «sfaccettato» dell’estroso Boni Luigi, azienda di Serramazzoni.
ALTRI VINI. Nella rubrica finale - un calderone di tipologie e tendenze - troviamo al quarto posto, Il Mattaglio Blanc de Noirs della Cantina della Volta, l’unico dell’azienda di Christian Bellei, definito «un riferimento delle bollicine regionali». Giudizio buono ma ingenerosamente avaro per una cantina di punta nazionale.
Nono posto alla cantina principe al Cristo di Sorbara: è Il Solco della azienda Gianfranco Paltrinieri, con “bollicine che si muovono in ampiezza”.
Segue al dodicesimo posto il “lambrusco di montagna”, il Falconero Zero di Terraquilia, da uve maturate oltre i 500 metri per un vino dal colore scuro.
Quattordicesimo posto per Il Rosé del Cristo della Cavicchioli, un fermentazione naturale in bottiglia rosa tenue con succosità di ciliegia.
Decimo posto al Couvée Brut Metodo Classico della Bellei Francesco (cantina oggi di proprietà dei Cavicchioli), vino che «da subito mostra una bella maturazione». Quattordicesimo posto al Mabolle Extra Brut Rosé del Podere Il Saliceto, alla sua seconda menzione, bollicina dal colore ramato che «spigiona una sottile energia». Infine la quindicesimo posto spazio a un altro vino della Luigi Boni di Serramazzoni: Lo Sgarbato Drizzapelo, nome che è tutto un programma, con questo commento lusinghiero: «Ci va di premiare il vino più umile di questo bravo spumantista emiliano».
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