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Lunedì cambia scuola la bimba italiana iscritta in una classe di soli stranieri

Lunedì cambia scuola la bimba italiana iscritta in una classe di soli stranieri

«Da lunedì, se tutto va bene, mia figlia andrà alla scuola Anna Frank». Parla la mamma della bambina che ha soltanto compagni stranieri in una classe seconda della primaria Cittadella. Una scuola...

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«Da lunedì, se tutto va bene, mia figlia andrà alla scuola Anna Frank». Parla la mamma della bambina che ha soltanto compagni stranieri in una classe seconda della primaria Cittadella. Una scuola conosciuta per i suoi progetti d’integrazione, ricordati dal vicesindaco (e assessore all’Istruzione) Gianpietro Cavazza appena una settimana fa. «Conosco quei progetti, sono molto belli e per questo avevo iscritto mia figlia lì l’anno scorso - spiega la genitrice - ma purtroppo me la stanno facendo togliere». Il suo è un percorso lungo, fatto di telefonate, richieste d’incontri e faccia a faccia con le istituzioni scolastiche. «Da ultimo ho parlato con il provveditore Silvia Menabue, la quale acconsente per il trasferimento all’Anna Frank - riprende la mamma - che sarà effettivo già da lunedì. Tuttavia, faccio come san Tommaso: vedrò appena lei entrerà nella nuova classe. Abbiamo una delibera del Distretto 9, ora vediamo quella del Distretto 10». Distretti che sono ben diversi a quello dello stradario di appartenenza. «Prima che entrasse in causa la dottoressa Menabue mi hanno detto che non accettavano la mia richiesta - aggiunge la donna - e che dovevo vedere lo stradario. In realtà, in quel modo facevo parte del distretto 8, ora finisco in quello 10. Così non va bene». Una frase ripetuta dalla donna quando si tratta di trovare il posto libero. «Ho dovuto fare ricorso al Provveditorato perché nessuno ha fatto niente - riprende la mamma - . Prima avevano detto che era tutto pieno, adesso magicamente si è liberato un posto per mia figlia». La donna cita una delibera del 2010, siglata dall’ex ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, in cui si sancisce un tetto massimo del 30% per gli stranieri nelle classi. Una misura non vincolante per l’avvocatura di Stato, disattesa in questo caso. «Mi lamento per un problema didattico, non perché sia una classe di stranieri - precisa la donna - di cui sono anche rappresentante. Hanno ripreso il programma di prima. I bambini non hanno colpa di niente, il problema sta nella formazione delle classi. Sarà difficile anche per le maestre». (g.f.)

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