Modena, la città fantasma alla fiera del turismo
di Davide Berti
Il matrimonio con Bologna non decolla, persa la prima occasione di promozione Solo il Mef ha uno spazio degno. Con gli investimenti dei privati salviamo la faccia
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INVIATO A RIMINI. A parte il Mef, nulla. L’aceto balsamico? Se ne parla soltanto grazie ad un paio di privati. Il Duomo? In un pannello nascosto nella parte interna dello stand Emilia Romagna. La Ghirlandina? E chi l’ha vista...Altri riferimenti ai prodotti alimentari? Solo lo slogan della Food valley. Per non parlare di cultura e arte: Galleria Estense, percorsi museali, palazzo Ducale, completamente assenti. Ci sarà stata allora l’offerta turistica dell’Appennino modenese... No, nemmeno quella. Poco, troppo poco per usare un eufemismo, di fronte alle oltre settantamila persone che si stima visiteranno da qui a sabato il TTG di Rimini, la principale fiera del mercato turistico che vanta la presenza di mille buyers provenienti da 85 paesi del mondo per 2480 espositori e tra questi 130 destinazioni turistiche italiane da mettere in vetrina. La parola Modena? La grande assente rispetto alle aspettative di una amministrazione che ha detto di aver fatto la scelta migliore nell’accreditarsi con Bologna alla destinazione “Città metropolitana”, una delle tre vetrine regionali per incanalare i finanziamenti legati al turismo.
È vero, la convenzione con Bologna è in bozza e verso la firma, ma sono mesi che se ne parla, le associazioni hanno già espresso le loro criticità, e a questa fiera, la più importante, si doveva arrivare pronti. Pronti come sono stati gli altri territori dal momento che la Regione Emilia Romagna, insieme ad Apt, ha voluto fare le cose in grande, una sorta di piccola Expo. Le tre destinazioni agli angoli del maxi stand, con colonne retroilluminate per una scenografia davvero grandiosa: per la Romagna la Riviera e le sue potenzialità attrative, per l’Emilia immagini di Reggio, Parma e Piacenza e per la città metropolitana di Bologna in coabitazione con Modena ci si è limitati ad una immagine, in basso dietro al bancone, del Museo Enzo Ferrari, unico vero protagonista targato Modena e Ferrari.
Foto a parte, la speranza è subito andata ai prodotti in mostra e distribuiti dagli addetti. Nemmeno uno, però, parlava di Modena. C’erano San Petronio, le Torri degli Asinelli, San Luca, addirittura Imola e Faenza... ma Modena no. Nessun materiale. Beffa ulteriore, illuminati da un cavallino rampante su sfondo rosso, avevamo pensato che almeno la parola chiave Ferrari potesse aver dato lustro ancora una volta alla nostra provincia: in questo caso, i test drive pubblicizzati laddove Modena doveva essere protagonista sono gestiti da Bologna Welcome e per prenotare bisogna comporre uno “051”.
Questioni di campanile? No, problema politico. E anche sempre più grosso perchè il rischio paventato qualche mese fa si è subito dimostrato reale: Bologna schiaccerà Modena e “non ci farà vedere nemmeno la palla”. Si dirà che non c’è ancora la firma sulla convenzione, il problema è che Modena esiste da 2200 anni, a proposito di cose da pubblicizzare, ma qui nemmeno l’ombra. Come lo stand - nota più triste della giornata - del teatro Comunale Luciano Pavarotti: una parete bianca, una scrivania linda, quattro sedie accatastate e nessuno dentro, unico stand della fiera, tra le migliaia, lasciato vuoto.
Chiarito il gap istituzionale, solo i privati difendono la nostra provincia. Merito della Ferrari appunto, del museo Horacio Pagani, dell’acetaia Leonardi, del Balsamico Village, il Maranello Palace, le Terme della Salvarola, Modena Hospitality. Modenatur lavora e fa colloqui in un tavolino: basterà per festeggiare anche nel 2018? Può darsi, basta però non dare i meriti ad una strategia che ancora non si vede.
È vero, la convenzione con Bologna è in bozza e verso la firma, ma sono mesi che se ne parla, le associazioni hanno già espresso le loro criticità, e a questa fiera, la più importante, si doveva arrivare pronti. Pronti come sono stati gli altri territori dal momento che la Regione Emilia Romagna, insieme ad Apt, ha voluto fare le cose in grande, una sorta di piccola Expo. Le tre destinazioni agli angoli del maxi stand, con colonne retroilluminate per una scenografia davvero grandiosa: per la Romagna la Riviera e le sue potenzialità attrative, per l’Emilia immagini di Reggio, Parma e Piacenza e per la città metropolitana di Bologna in coabitazione con Modena ci si è limitati ad una immagine, in basso dietro al bancone, del Museo Enzo Ferrari, unico vero protagonista targato Modena e Ferrari.
Foto a parte, la speranza è subito andata ai prodotti in mostra e distribuiti dagli addetti. Nemmeno uno, però, parlava di Modena. C’erano San Petronio, le Torri degli Asinelli, San Luca, addirittura Imola e Faenza... ma Modena no. Nessun materiale. Beffa ulteriore, illuminati da un cavallino rampante su sfondo rosso, avevamo pensato che almeno la parola chiave Ferrari potesse aver dato lustro ancora una volta alla nostra provincia: in questo caso, i test drive pubblicizzati laddove Modena doveva essere protagonista sono gestiti da Bologna Welcome e per prenotare bisogna comporre uno “051”.
Questioni di campanile? No, problema politico. E anche sempre più grosso perchè il rischio paventato qualche mese fa si è subito dimostrato reale: Bologna schiaccerà Modena e “non ci farà vedere nemmeno la palla”. Si dirà che non c’è ancora la firma sulla convenzione, il problema è che Modena esiste da 2200 anni, a proposito di cose da pubblicizzare, ma qui nemmeno l’ombra. Come lo stand - nota più triste della giornata - del teatro Comunale Luciano Pavarotti: una parete bianca, una scrivania linda, quattro sedie accatastate e nessuno dentro, unico stand della fiera, tra le migliaia, lasciato vuoto.
Chiarito il gap istituzionale, solo i privati difendono la nostra provincia. Merito della Ferrari appunto, del museo Horacio Pagani, dell’acetaia Leonardi, del Balsamico Village, il Maranello Palace, le Terme della Salvarola, Modena Hospitality. Modenatur lavora e fa colloqui in un tavolino: basterà per festeggiare anche nel 2018? Può darsi, basta però non dare i meriti ad una strategia che ancora non si vede.
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