finale
Un altro rogo alla centrale «Dategli le prescrizioni»
FINALE. Ore 6 del mattino, un’altra chiamata parte da via Ceresa diretta alla centrale dei vigili del fuoco. Un altro comulo di sorgo da fibra, stoccato nel piazzale della centrale elettrica Enel...
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FINALE. Ore 6 del mattino, un’altra chiamata parte da via Ceresa diretta alla centrale dei vigili del fuoco. Un altro comulo di sorgo da fibra, stoccato nel piazzale della centrale elettrica Enel Green Power, sta bruciando e le fiamme si allargano. I pompieri arrivano poco dopo con il primo mezzo, ormai la strada la conoscono perché è il secondo incendio in poche settimane. Si tratta di un cumulo diverso, seppur contiguo, rispetto a quello andato distrutto in settembre e che ha impegnato i vigili del fuoco per quasi una settimana. Stavolta il rogo è più circoscritto proprio perché quell’ammasso era già stato in gran parte recuperato e trasportato all’interno dell’impianto per essere bruciato nel normale ciclo di lavoro. A fianco della squadra di soccorso lavora assiduamente il gruppo dell’azienda deputato all’intervento immediato: con i macchinari spostano e smassano i balloni per agevolarne lo spegnimento e ridurre al massimo il materiale potenzialmente incendiabile.
Sul posto si recano anche il sindaco Sandro Palazzi e l’assessore all’Ambiente Gianluca Borgatti. Sui roghi alla centrale c’è una polemica molto accesa e l’intenzione è intervenire in fretta. Dal confronto con i responsabili dell’impianto si arriva ad una conclusione: è il sorgo da fibra il più esposto all’autocombustione. Ci sono altre biomasse stoccate nel piazzale, ma è sempre la coltura sperimentale, quella utilizzata principalmente per la produzione di energia elettrica, che dà problemi. Non è neppure servito autorizzare la scopertura degli imponenti cumuli per evitare un nuovo episodio di autocombustione.
«Con l’azienda c’è un rapporto continuo - spiegherà poi l’assessore Borgatti - Loro pagheranno per tre anni le analisi ambientali e rifaranno via Ceresa, ma stiamo tutti aspettando le prescrizioni che dovranno arrivare da Arpae e Ausl circa le modalità di stoccaggio. Nell’ultima riunione si era parlato di alcuni interventi che andrebbero eseguiti per evitare incendi perché non possiamo accettare che ogni settimana ci sia un’emergenza. Mi sento di tranquillizzare la popolazione, il rogo non è di grosse dimensioni, ma comprendo la preoccupazione della gente. Mi auguro che quelle prescrizioni arrivino in tempi rapidi perché è necessario trovare una modalità certa per scongiurare nuove situazioni analoghe. Penso, ad esempio, a modalità di stoccaggio diverse con tunnel che separino le balle di sorgo, aumentando la circolazione dell’aria e riducendo l’innalzamento della temperatura. Ma sono idee, che per essere applicate vanno definite da chi ne ha la competenza per formazione e professionalità».
Sul posto si recano anche il sindaco Sandro Palazzi e l’assessore all’Ambiente Gianluca Borgatti. Sui roghi alla centrale c’è una polemica molto accesa e l’intenzione è intervenire in fretta. Dal confronto con i responsabili dell’impianto si arriva ad una conclusione: è il sorgo da fibra il più esposto all’autocombustione. Ci sono altre biomasse stoccate nel piazzale, ma è sempre la coltura sperimentale, quella utilizzata principalmente per la produzione di energia elettrica, che dà problemi. Non è neppure servito autorizzare la scopertura degli imponenti cumuli per evitare un nuovo episodio di autocombustione.
«Con l’azienda c’è un rapporto continuo - spiegherà poi l’assessore Borgatti - Loro pagheranno per tre anni le analisi ambientali e rifaranno via Ceresa, ma stiamo tutti aspettando le prescrizioni che dovranno arrivare da Arpae e Ausl circa le modalità di stoccaggio. Nell’ultima riunione si era parlato di alcuni interventi che andrebbero eseguiti per evitare incendi perché non possiamo accettare che ogni settimana ci sia un’emergenza. Mi sento di tranquillizzare la popolazione, il rogo non è di grosse dimensioni, ma comprendo la preoccupazione della gente. Mi auguro che quelle prescrizioni arrivino in tempi rapidi perché è necessario trovare una modalità certa per scongiurare nuove situazioni analoghe. Penso, ad esempio, a modalità di stoccaggio diverse con tunnel che separino le balle di sorgo, aumentando la circolazione dell’aria e riducendo l’innalzamento della temperatura. Ma sono idee, che per essere applicate vanno definite da chi ne ha la competenza per formazione e professionalità».
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