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Cpl e Casalesi, assolti Casari e i manager

Cpl e Casalesi, assolti Casari e i manager

Nessun rapporto con la camorra per la metanizzazione dell’agro-aversano. L’ex presidente: «Sapevo di essere innocente»

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CONCORDIA. Assolti perché il fatto non sussiste. Roberto Casari e gli ex manager di Cpl Giulio Lancia e Giuseppe Cinquanta non hanno stretto alcun rapporto con i Casalesi ai tempi della metanizzazione dell’agro-aversano. È quanto stabilito dal tribunale di Napoli Nord (presidente Francesco Chiaromonte), che ha invece condannato due imprenditori casertani impegnati in quei cantieri: Antonio Piccolo, 10 anni per associazione camorristica, e Claudio Schiavone, 6 anni con derubricazione da partecipazione a concorso esterno in associazione mafiosa.

Ad avviare l’inchiesta, guidata dai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia campana, furono le dichiarazioni del boss pentito Antonio Iovine che si riferivano ai lavori di metanizzazione realizzati tra il 1999 e il 2003 a Casal di Principe (Caserta) e in altri sei comuni della zona. «Quando ci siamo presentati a trattare con la Concordia per la realizzazione della rete di gas. Abbiamo trovato facilmente un accordo nell’interesse di tutti», raccontò il boss ipotizzando un accordo illegale con la Cpl, fatto di guadagni extra e impiego di aziende colluse. Tanto era bastato ai magistrati per indagare Casari e i manager Cpl, tutti accusati di concorso esterno all’associazione camorristica. E a nulla era servito una piccola ritrattazione di Iovine, che qualche mese dopo disse “io ritengo che la Concordia abbia fatto un accordo con Antonio Piccolo, uomo di Zagaria” senza dare una conferma certa, ma lasciando aperto soltanto l’ipotesi. Una tesi accusatoria che l’ex presidente del colosso cooperativo di Concordia smentì da subito con veemenza tanto da arrivare a dire “che mi accusi un omicida è difficile da accettare”, facendo riferimento alla storica criminale di Iovine.

E a distanza di quasi tre anni - il caso esplode nel febbraio 2015 - Casari si è tolto un macigno perché quell’accusa infamante non l’aveva mai digerita. «Sapevo di non aver fatto nulla - spiega dopo aver ascoltato la sentenza in aula, affiancato dai suoi legali Luigi Sena, Luigi Chiappero e Stefania Nubile mentre l’avvocato modenese Massimo Vellani è rimasto in città - Torno dalla mia famiglia e dai miei concittadini di Concordia, soddisfatto che la giustizia abbia emesso questa sentenza che solleva me e la cooperativa e i soci da un’accusa cosi infamante. Ringrazio il Tribunale perché ha voluto comprendere come sono andati realmente i fatti; con la sentenza di assoluzione riconosce che io e la cooperativa che ho avuto l’onore di guidare per 42 anni abbiamo sempre agito con correttezza e non abbiamo stretto alcun rapporto con la camorra».

«I “compiti a casa” li abbiamo sempre fatti - dice Mauro Lusetti di Legacoop - ma ci troviamo a commentare un comportamento prevenuto nei nostri confronti. La sentenza è molto importante e conferma la correttezza delle nostre azioni. Siamo felici per le persone coinvolte, soprattutto perché abbiamo rischiato di mettere a repentaglio 1500 posti di lavoro. Ora possiamo commentare positivamente la vicenda, ma chi pagherà mai i danni economici, reputazionali e di immagine della cooperativa?».

Francesco Dondi

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