Musica, tempo impegnato E non senti il silenzio intorno
Approcci e metodi diversi per avvicinare bambini e ragazzi a uno strumento Una ricerca dell’eccellenza o il tentativo di far esprimere il massimo del talento
MODENA. Viene attribuito a Johann Sebastian Bach un aforisma: “la musica aiuta a non sentire dentro il silenzio che c’è fuori”. Musica. Silenzio. Dentro. Fuori. Riempie (di bellezza), la musica. Bistrattata a scuola, relegata tra le materie che “sì insomma vabbé poi c’è musica” (in buona compagnia con arte) ritrova il suo spazio “nobile” nelle attività che cadenzano i pomeriggi “liberi” dei ragazzini.
Aperta parentesi: le virgolette sono d’obbligo. Vale sempre la pena ricordare che per quanto interessanti, utili, necessarie, tutte le attività strutturate non possono essere definite “tempo libero”, perché impegnano il tempo di bimbi e ragazzini con regole codificate quanto quelle della scuola, della palestra, delle arti marziali... Impedendo, di fatto, la creazione di un proprio personale schema di organizzazione del tempo (nel quale anche la noia ha un peso rilevante). E crescono incapaci (lo dicono studi e ricerche, formatori e professionisti) di autonomia nella gestione del vero tempo libero. Il che non è proprio una bella cosa, anzi, perché è come se, abituati a essere portati per mano, lasciati liberi di andare non sapessero proprio come muoversi, come scegliere una direzione, cosa fare. Scegliendo poi a volte i sentieri peggiori, quelli dell’adrenalina cui sono abituati, ahimé, a volte con risultati non proprio brillanti, anzi. Chiusa parentesi. Sono moltissime le scuole e gli insegnanti che in questo primo accenno d’autunno, col suono della campanella a scandire le settimane, propongono corsi ed esperienze musicali dedicate agli under 14. E a volte le differenze tra una scuola e l’altra, tra un metodo e l’altro, sono proprio abissali. Ovviamente il suggerimento è di approfittare di qualche lezione di prova per poi decidere con calma. In fondo l’alchimia che si crea, il legame che si forma, ha bisogno di tempo per manifestarsi. Vero anche il contrario, l’antipatia, a volte, è immediata. Di ceryo che la musica cambia anche il nostro modo di pensare, di usare il cervello.
Lo sapevate? Proprio recentemente uno studio condotto dall’università di Milano-Bicocca su un piccolo campione di persone, ha dimostrato che le onde cerebrali rivelano se si suona uno strumento musicale. La ricerca, condotta da Alice Mado Proverbio, docente di neuroscienze cognitive al Dipartimento di psicologia della Bicocca, insieme al gruppo di ricerca in neuroscienze della musica, coaudiuvato da Andrea Orlandi, dottorando in Psicologia, è uscito sulla rivista Music Perception pubblicata dalla University of California Press e spiega che a variare è proprio il lavoro della corteccia prefrontale.
Fondamentale, quindi, a maggior ragione, non solo scegliere lo strumento giusto ma anche l’insegnante che più si adatta alle esigenze del singolo per potersi esprimere al meglio: ben diverso un sentiero che sia, come per la maggior parte dei corsi, basato su una ricerca e una richiesta di perfezione ed eccellenza, o un percorso diverso, basato soprattutto sulla massima espressione del proprio personale talento come quello proposto dal Metodo Four e dalla innovativa scuola di Laura Polato basata sui principi della Pedagogia per il Terzo Millennio di Patrizio Paoletti. Approcci diversi, obiettivi diversi. Anche sullo strumento giusto, in effetti ci sarebbe molto da dire: normalmente la scelta si riduce a una scelta tra pianoforte, chitarra, violino e poco altro. Chissà se ampliando la scelta anche a strumenti meno noti non si arrivi, in un futuro, a vedere altri progetti come quello degli Psycodrummers, il gruppo di giovani percussionisti che ha seguito in tour la cantante Giorgia e che ha portato alla ribalta la potenza espressiva di strumenti musicali autocostruiti provenienti dalla trasformazione di bidoni "tank"- rifiuti plastici industriali.
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