Gazzetta di Modena

Modena

Caso Passamonte 

«Nessun linciaggio ma autolesionismo»

È proseguito ieri mattina in tribunale il processo relativo al presunto pestaggio nei confronti di una donna carpigiana di 49 anni ad opera di due agenti della polizia municipale di Modena, Paolo...

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È proseguito ieri mattina in tribunale il processo relativo al presunto pestaggio nei confronti di una donna carpigiana di 49 anni ad opera di due agenti della polizia municipale di Modena, Paolo Passamonte e Patrizio Torelli avvenuto la sera del 29 luglio 2013 in tangenziale dopo un incidente. I due sono accusati di lesioni gravi aggravate e falso ideologico, cioè di aver scritto relazioni di servizio false.

Ieri ci sono stati gli esami dei consulenti tecnici di parte e, alla fine, ha parlato l’ispettore Paolo Passamonte. I consulenti della difesa (la dottoressa Ferronato di Ferrara e il professor Fortuni di Bologna) hanno contrastato la consulenza che aveva fatto eseguire il pm al dottor Radesh . Due le loro osservazioni fondamentali: sul corpo della donna non ci sono le tracce di un pestaggio a calci e pugni. Ecchimosi e graffi sono tutte quante lesioni lievi, compatibili con il fatto che fosse caduta, fosse stata trascinata per terra, nei momenti in cui opponeva resistenza all'arresto. Quanto invece al volto: il consulente del pm ha sostenuto che le ferite sono compatibili solo con un urto estremamente violento, quindi compatibile col racconto della vittima che ha aveva riferito di essere stata presa per i capelli da Passamonte e sbattuta contro il portellone del furgone dell’infortunistica. I consulenti della difesa invece sostengono che si tratta di fratture composte non particolarmente gravi in sedi dove c’è meno resistenza ossea, compatibili dunque anche con un atto di autolesionismo così come ha sempre sostenuto Passamonte. Dunque compatibili anche con altri tipi di atti e quindi non solamente con la lesività descritta dalla vittima. È stata poi la volta di Passamonte che ha parlato per più di un’ora e ha raccontato la dinamica di quella sera. Ovvero che la polizia aveva rintracciato la donna in tangenziale, l’ha riportata sul luogo del sinistro, che questa offendeva i poliziotti, strepitava, li accusava addirittura di averla stuprata. poi, dopo il cambio di manette, c’è stato un momento di apparente tranquillità. La polizia di Stato si era allontanata, Passamonte ha raccontato che aveva cercato di “venire incontro” alla donna, di toglierle le manette, questa ne aveva approfittato per sferrargli un calcio nei testicoli. Lui allora l’aveva girata e spinta contro il furgone e li c’è stata probamente una botta, dice probabilmente perché lui non si è mai reso conto che lei avesse potuto riportare ferite gravi. Subito dopo c’è stato un secondo calcio rifilato a Passamonte dopo di che lei ha sbattuto volontariamente la testa contro il portellone dicendo “adesso vi rovino”. Ha riferito che lei in auto, seduta dietro con le manette e senza le cinture, in una curva piuttosto veloce si è ribaltata dall’altra parte. Sostanzialmente Passamonte ha detto «Io non so dove lei si sia fatto tutto questo male. Io posso immaginare da 3, 4, 5 situazioni». Confermando così il parere dei consulenti che il tipo di lesività riportata dalla donna è compatibile con una serie plurima di ipotesi. Il 30 novembre si andrà a sentenza

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