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Riciclava Bitcoin per i malviventi

Riciclava Bitcoin per i malviventi

Arrestato un 26enne modenese esperto in informatica che faceva affari in rete

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Un riciclatore di denaro sporco, anche se, in questo caso, si tratta di moneta virtuale, quel “Bitcoin” che circola in rete e della gestione del quale lui era diventato un grande esperto. A soli 26 anni, grazie alle sue notevolissime capacità informatiche, era riuscito ad assumere il ruolo di “exchanger”, assimilabile all'intermediatore finanziario, sul web (il deep web, quello oscuro, poco tracciabile) per la compravendita di “Bitcoin”. Il giovane, residente nel modenese, era stato arrestato lo scorso fine di settembre dai Carabinieri di Forlì, alla stazione di Bologna per le ipotesi di reato di riciclaggio, utilizzo di carte credito e porto abusivo di arma. All'uomo sono stati sequestrati circa 60mila euro in contanti, e numerosissimo materiale informatico. Il ventiseienne modenese è ora in libertà con obbligo di firma in attesa del processo. Le indagini sono partite a seguito dell'arresto a Forlì di due giovani che acquistavano droga in Germania e Olanda pagandola in Bitcoin, la criptomoneta digitale che permette lo scambio finanziario virtuale (ma sostanziale nel valore) e legale, ma utilizzato in forma crescente dai malviventi per i riciclo di denaro, compravendita di stupefacenti o prodotti vari e pagamento di estorsioni. I Bitcoin, inizialmente partiti con un valore di poche decine di euro sono ora quotati attorno ai 5mila euro e con un valore in crescita. Da qui l'attività del 26enne che incontrava, sul web per 'affari' sino a poche migliaia di euro, oppure direttamente nella sua abitazione o in alberghi prevalentemente del centro-nord Italia per operazioni importanti, i suoi clienti, ben conscio che si trattava di malviventi per operazioni illegali.

Per questo, durante gli incontri faccia a faccia con i suoi “clienti”, metteva ben in mostra la sua pistola, ufficialmente detenuta a scopi sportivi. L'attività del modenese è stata stimata in circa 500 scambi mensili di un numero di Bitcoin che si aggirava fra i 100 e i 250, ricavandone, su un valore che poteva arrivare a 500 mila euro, una percentuale di guadagno fra il 5 e l'8 per cento.

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