la polemica
Enalcaccia attacca Lamandini «Costi inutili gravano sui soci»
Dura presa di pozione dell’Enalcaccia provinciale contro il presidente dell’Atc Mo2 Francesco Lamandini, a ripresa della querelle con il gruppo di Serra che assieme a cacciatori Pavullo, Polinago e...
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Dura presa di pozione dell’Enalcaccia provinciale contro il presidente dell’Atc Mo2 Francesco Lamandini, a ripresa della querelle con il gruppo di Serra che assieme a cacciatori Pavullo, Polinago e Prignano vuole l’uscita dei quattro comuni da quest’ambito per andare nell'Atc Mo3, che raggrupperebbe così tutta la montagna.
Il presidente Ivano Franchini lancia un affondo su diversi aspetti di gestione, di cui quello più affilato riguarda i conti: «Ad avviso mio e degli iscritti alla nostra associazione - scrive in una nota - con un bilancio annuo di oltre 400mila euro è irrinunciabile investire di più in selvaggina. E visto che Lamandini si confronta con l’Atc Mo3, devo fargli osservare che quest’ultimo con un bilancio e un numero di soci pari alla metà dei suoi, destina quasi 90mila euro alla selvaggina, il 45% del bilancio, mentre il “suo” Atc Mo2 si ferma a poco più di 50mila, meno del 13%». Franchini indica anche I “rimedi” alla situazione: «Evitare di pagare dipendenti come se fossero dirigenti d’azienda, usare un capannone pressoché inutilizzato trasferendovi gli uffici e risparmiando così l’affitto, chiudere un Centro Servizi costoso, sovrastruttura al servizio di un solo socio residuale, tenuta aperta anche contro il parere dei revisori. La soluzione va trovata e subito - rimarca - perché si parla delle risorse finanziarie e delle aspettative di migliaia di associati che non meritano questa gestione».
Franchini su questo fronte parla di «più che giustificate lamentele» del gruppo di Serra e dintorni, dicendosi sorpreso del fatto che «invece di analizzare la motivazione di tanto malcontento e confutarlo con argomentazioni a sostegno delle scelte dell’Atc Mo2, Lamandini lancia attacchi scomposti a tutto ciò che lo circonda, al “comitato di cacciatori” reo di non farsi riconoscere (nonostante firma e documenti d’identità in Comune), alle associazioni venatorie e all’Atc Mo3, reo della nota fuga (da gennaio, ndr) dal Centro Servizi e ambito ospitante (per legge) di famigerati cacciatori toscani che invaderebbero il territorio dei comuni transfughi del “suo” Atc».
Il presidente Enalcaccia ne ha ancora: «Lamandini dichiara con spudorata tranquillità che “i capi-distretto” sono individuati dai rappresentanti venatori e agricoli, che a Pavullo e Serra “il mondo agricolo, con una parte del mondo venatorio ha scelto gli attuali del Atc Mo2”, quando non avere sentito tutte le parti in causa è proprio quello che gli contestano i comitati spontanei. L’Enalcaccia infatti - tuona il presidente - fu deliberatamente estromessa, basti pensare che a fronte di un 30% di tesserati fra i cacciatori modenesi, non ebbe nemmeno un rappresentante tra i capi distretto dell’Atc Mo2 - conclude - Questo è uno dei cardini della protesta di molti comuni che vorrebbero abbandonare l’Atc Mo2». (d.m.)
Il presidente Ivano Franchini lancia un affondo su diversi aspetti di gestione, di cui quello più affilato riguarda i conti: «Ad avviso mio e degli iscritti alla nostra associazione - scrive in una nota - con un bilancio annuo di oltre 400mila euro è irrinunciabile investire di più in selvaggina. E visto che Lamandini si confronta con l’Atc Mo3, devo fargli osservare che quest’ultimo con un bilancio e un numero di soci pari alla metà dei suoi, destina quasi 90mila euro alla selvaggina, il 45% del bilancio, mentre il “suo” Atc Mo2 si ferma a poco più di 50mila, meno del 13%». Franchini indica anche I “rimedi” alla situazione: «Evitare di pagare dipendenti come se fossero dirigenti d’azienda, usare un capannone pressoché inutilizzato trasferendovi gli uffici e risparmiando così l’affitto, chiudere un Centro Servizi costoso, sovrastruttura al servizio di un solo socio residuale, tenuta aperta anche contro il parere dei revisori. La soluzione va trovata e subito - rimarca - perché si parla delle risorse finanziarie e delle aspettative di migliaia di associati che non meritano questa gestione».
Franchini su questo fronte parla di «più che giustificate lamentele» del gruppo di Serra e dintorni, dicendosi sorpreso del fatto che «invece di analizzare la motivazione di tanto malcontento e confutarlo con argomentazioni a sostegno delle scelte dell’Atc Mo2, Lamandini lancia attacchi scomposti a tutto ciò che lo circonda, al “comitato di cacciatori” reo di non farsi riconoscere (nonostante firma e documenti d’identità in Comune), alle associazioni venatorie e all’Atc Mo3, reo della nota fuga (da gennaio, ndr) dal Centro Servizi e ambito ospitante (per legge) di famigerati cacciatori toscani che invaderebbero il territorio dei comuni transfughi del “suo” Atc».
Il presidente Enalcaccia ne ha ancora: «Lamandini dichiara con spudorata tranquillità che “i capi-distretto” sono individuati dai rappresentanti venatori e agricoli, che a Pavullo e Serra “il mondo agricolo, con una parte del mondo venatorio ha scelto gli attuali del Atc Mo2”, quando non avere sentito tutte le parti in causa è proprio quello che gli contestano i comitati spontanei. L’Enalcaccia infatti - tuona il presidente - fu deliberatamente estromessa, basti pensare che a fronte di un 30% di tesserati fra i cacciatori modenesi, non ebbe nemmeno un rappresentante tra i capi distretto dell’Atc Mo2 - conclude - Questo è uno dei cardini della protesta di molti comuni che vorrebbero abbandonare l’Atc Mo2». (d.m.)
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