al comunale
I Dead Centre danno vita a Cechov
Il collettivo internazionale mette in scena “Platonov”
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Chi entrerà al Teatro Comunale di Modena questa sera alle 19 troverà appoggiate sulla sua poltrona un paio di cuffie. In scena Cechov, o meglio “Chekhov's First Play”, con la regia del collettivo dublinese Dead Centre.
Dagli auricolari si sente un continuo commento che, spiegano i due registi Bush Moukarzel e Ben Kidd (per la prima volta in Italia nell’ambito di Vie Festival), può essere considerato come una «voce nella testa che ci parla costantemente trasmettendoci i più svariati pensieri, facendoci essere sempre metà nel presente e metà altrove. Si tratta della voce del regista ma anche della voce di ognuno di noi, che ci rende allo stesso tempo soli e parte di un'esperienza collettiva».
Lo spettacolo descrive la vacuità esistenziale di una piccola comunità della provincia russa. Se nel “Platonov” di Cechov questo mondo è aggregato attorno alla figura del suo istitutore, nella messa in scena dei Dead Centre il vuoto è portato all'estremo sostituendo al personaggio la sua assenza.
Viene allora da chiedersi se la platea non sia in questo caso uno specchio del palco. Non siamo noi spettatori, alla pari dei personaggi, radunati attorno all'assenza di Platonov?
Natalia Guerrieri
Gianluca Poggi
Dagli auricolari si sente un continuo commento che, spiegano i due registi Bush Moukarzel e Ben Kidd (per la prima volta in Italia nell’ambito di Vie Festival), può essere considerato come una «voce nella testa che ci parla costantemente trasmettendoci i più svariati pensieri, facendoci essere sempre metà nel presente e metà altrove. Si tratta della voce del regista ma anche della voce di ognuno di noi, che ci rende allo stesso tempo soli e parte di un'esperienza collettiva».
Lo spettacolo descrive la vacuità esistenziale di una piccola comunità della provincia russa. Se nel “Platonov” di Cechov questo mondo è aggregato attorno alla figura del suo istitutore, nella messa in scena dei Dead Centre il vuoto è portato all'estremo sostituendo al personaggio la sua assenza.
Viene allora da chiedersi se la platea non sia in questo caso uno specchio del palco. Non siamo noi spettatori, alla pari dei personaggi, radunati attorno all'assenza di Platonov?
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