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Il ritorno di don Luciano Monari all’ombra del “Campanone”

di Alfonso Scibona
Il ritorno di don Luciano Monari all’ombra del “Campanone”

L’ex vescovo di Brescia ha chiesto a Papa Francesco il pensionamento per raggiunti limiti d’età Stamattina celebrerà la messa delle 9.30. «Rientrare qui è naturale. Aiuterò chi ha bisogno»

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Torna ufficialmente a Sassuolo don Luciano Monari, ex vescovo di Brescia, di Piacenza e Bobbio, che ha deciso di chiedere a Papa Francesco l’esonero dal suo ministero per raggiunti limiti di età.

Don Luciano Monari abiterà nella canonica di San Giorgio. Questa mattina il religioso celebrerà la messa delle 9.30, una delle più frequentate nel duomo di Sassuolo. L’emozione alla vigilia dell’evento sta crescendo.

Don Luciano, ha scelto Sassuolo come sua casa d'ora in avanti.

«Ho scelto Sassuolo - risponde don Luciano - in accordo con il vescovo di Reggio al quale ho chiesto di indicarmi una collocazione che potesse essere gradevole per la diocesi. Come collocazione è risultato naturale individuare proprio questa. Siccome il parroco mi ha accettato volentieri io sono molto contento di essere qui. Il parroco è un mio alunno e lo conosco da sempre. I preti che sono qui in canonica sono amici da tanto tempo. Credo che il contesto sia quello più gradevole, più amicale e sereno».

A proposito di amicale, il prossimo incontro annuale con gli “Amici dell’oratorio” si terrà quindi a Sassuolo?

«Si, facciamo un incontro di preghiera insieme - conferma - e io spero che con gli amici dell'oratorio e gli amici di Sassuolo possa continuare l’abitudine di fare anche un pellegrinaggio annuale. Un luogo dove andare a pregare e chiacchierare insieme su quello che vediamo nel mondo, nella chiesa, le cose che condividiamo, anche la messa, come abbiamo fatto tutti gli anni da un pò di tempo a questa parte».

Che cosa sente un vescovo, ma soprattutto un sassolese a tornare a parlare ai propri concittadini?

«Sto riprendendo confidenza con il territorio sassolese in questi giorni. Però quello che per me è più prezioso è la continuità. Rivedere vecchi amici e ritrovare dei legami familiari e non solo. Credo siano sempre molto preziosi, anche per il futuro: nella nostra vita una delle sicurezze più grandi che abbiamo è quella della nostra identità. Un aspetto fortemente legato alle persone alle quali vogliamo bene con le quali abbiamo condiviso dei progetti, con le quali abbiamo anche litigato, riuscendo a costruire qualcosa».

Lei ha parlato di futuro: cosa farà don Luciano a Sassuolo?

«Farò quello per cui sono diventato prete, cioè per annunciare il Vangelo, per celebrare l’eucaristia e i sacramenti, per accogliere le persone e possibilmente accompagnarle in un cammino di fede. Questo è il motivo per cui sono diventato prete e questo continuerò a fare, fino a che il Signore mi darà testa e forze per farlo. Accanto a questo c’è un elemento più caratteristico: la predicazione di esercizi spirituali, settimane di preghiera e riflessione che aiutano a fare una specie di stop nella propria vita, richiedersi cosa faccio, perché lo faccio, dove voglio andare, quali sono gli obiettivi che mi propongo, che importanza ha la preghiera, che cosa c’entra il Signore nella mia vita. Di queste settimane di predicazione ne ho un certo numero da tenere. Ho accolto una serie di inviti e credo sia una delle cose che mi sta più a cuore».

Ed è una serie di inviti che viene da tutta Italia.

«Inevitabilmente - perché un vescovo è conosciuto non solo nella sua diocesi, ma anche da altri vescovi. È facile se un vescovo deve impostare un corso di predicazione per i suoi preti, fa riferimento a qualche altro vescovo. E siccome i vescovi emeriti sono quelli che hanno più tempo è chiaro che questo diventa più facile. Chiudo con un augurio rivolto a tutti i sassolesi, ai vecchi amici dell’oratorio e a tutti quelli che sono legati a questa città alla quale voglio bene».

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