ospedale di pavullo
Pasquali: «Teatrino durato anni, ora bisogna difendersi»
PAVULLO . «È evidente come la Regione, nonostante un teatrino dal sapore pilatesco, in realtà non abbia mai abbandonato l’intenzione di chiudere il punto nascite di Pavullo e gli altri montani. È...
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PAVULLO . «È evidente come la Regione, nonostante un teatrino dal sapore pilatesco, in realtà non abbia mai abbandonato l’intenzione di chiudere il punto nascite di Pavullo e gli altri montani. È stata costretta a cambiare orientamento dopo le famose 6mila firme, da cui ha capito quanti consensi avrebbe potuto perdere il Pd». Così la capogruppo di opposizione a Fanano Paola Pasquali in una nota sul tema caldo, a cui aveva già dedicato una mozione di tutela.
A suo giudizio la Regione doveva chiedere la deroga subito dopo il D.M. 11/11/2015 che apriva la possibilità: «Bisognava stilare un piano di adeguamento agli standard del 2010 anziché continuare a eliminare servizi essenziali, da ultimo la guardia medica notturna» precisa, osservando come anche in questi mesi la stessa commissione regionale «non abbia fatto altro che caldeggiarne la chiusura inviando a Roma non un progetto di adeguamento ma solo generiche rassicurazioni di intenti».
«Non si capisce tutta questa fretta di chiudere Pavullo» incalza la Pasquali, sottolineando «che a Scandiano, terra natale di Romano Prodi, nonostante una distanza di pochi minuti da Sassuolo la deroga è stata concessa pur mancando anche qui, come a Pavullo, la guardia medica pediatrica notturna. Due pesi e due misure».
La Pasquali ricorda che nel 2012, «appena partito il “saccheggio” di molti servizi dell’ospedale di Pavullo, i nati erano ancora 404. Nel 2016 sono diventati 197, il 51,2% in meno. Questo perché il Punto nascite è stato reso sempre più insicuro, determinando un dirottamento di un numero sempre maggiore di parti a Sassuolo: 122 dei 273 nati nel 2016. Quando una volta erano dalla pianura ad accorrere qui: nel 2004 i parti erano 603, nel 2007 ancora 500».
In questo quadro, rivolge quindi un invito a tutti i comitati «a fare fronte comune per continuare a difendere, nelle sedi più opportune, il diritto dei montanari all’uguaglianza, alla salute e alla vita». (dm)
A suo giudizio la Regione doveva chiedere la deroga subito dopo il D.M. 11/11/2015 che apriva la possibilità: «Bisognava stilare un piano di adeguamento agli standard del 2010 anziché continuare a eliminare servizi essenziali, da ultimo la guardia medica notturna» precisa, osservando come anche in questi mesi la stessa commissione regionale «non abbia fatto altro che caldeggiarne la chiusura inviando a Roma non un progetto di adeguamento ma solo generiche rassicurazioni di intenti».
«Non si capisce tutta questa fretta di chiudere Pavullo» incalza la Pasquali, sottolineando «che a Scandiano, terra natale di Romano Prodi, nonostante una distanza di pochi minuti da Sassuolo la deroga è stata concessa pur mancando anche qui, come a Pavullo, la guardia medica pediatrica notturna. Due pesi e due misure».
La Pasquali ricorda che nel 2012, «appena partito il “saccheggio” di molti servizi dell’ospedale di Pavullo, i nati erano ancora 404. Nel 2016 sono diventati 197, il 51,2% in meno. Questo perché il Punto nascite è stato reso sempre più insicuro, determinando un dirottamento di un numero sempre maggiore di parti a Sassuolo: 122 dei 273 nati nel 2016. Quando una volta erano dalla pianura ad accorrere qui: nel 2004 i parti erano 603, nel 2007 ancora 500».
In questo quadro, rivolge quindi un invito a tutti i comitati «a fare fronte comune per continuare a difendere, nelle sedi più opportune, il diritto dei montanari all’uguaglianza, alla salute e alla vita». (dm)
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