Gazzetta di Modena

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Viaggio dentro la spirale dell’umano

di Ornella Giua
Viaggio dentro la spirale dell’umano

Intervista alla coreografa Francesca Pennini sullo spettacolo presentato dal CollettivO CineticO

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Sono corpi che si manifestano sotto mille sfaccettature, tensioni e personificazioni i protagonisti di “Benvenuto Umano”, ultimo lavoro del CollettivO CineticO che conclude il progetto decennale C/o, iniziato nel 2007. Lo spettacolo sarà in scena solo oggi al Fabbri di Vignola alle 16.30 (previsto un servizio navetta dal Teatro delle Passioni di Modena alle 15.30. Al termine la navetta rientra alle Passioni facendo tappa al Comunale per “Chekhov’s First Play”). Francesca Pennini, coreografa della compagnia, ce lo racconta.

Che cos’è l’umano a cui si dà il benvenuto?

«Il titolo prende il nome da un punto vicino alla gola individuato dalla medicina cinese. Mi è piaciuto molto perché richiama un immaginario antico e al contempo fantascientifico, rimanendo misterioso. Non è dichiarato chi sia l’umano, ma l’idea è di una trasversalità del corpo con la sua immanenza organica e la sua trascendenza culturale e spirituale, declinata secondo varie culture tra oriente e occidente».

Che tipo di corpo è quello rappresentato?

«Abbiamo giocato sulle allegorie del corpo: da quello cristico a quello medico, da quello sportivo, fino ai tutorial di youtube sull’esercizio fisico. Lo spettacolo è incentrato sulla loro differenza in scena. Non è un giudizio sulla corporeità in sé, ma è un lavoro sulla presenza di una complessità, irriducibile a qualsiasi logica binaria, che vive nel corpo costantemente».

Sulla scena coesistono rimandi molto differenti che vanno dalla medicina cinese, all’astrologia, alla dimensione circense. In che modo è stato possibile assemblarli?

«Tutto inizia da un’intersezione fra il pensiero del corpo nella medicina cinese e gli affreschi del palazzo Schifanoia di Ferrara, che racchiudono sia elementi trasversali ad altre culture, come quella araba e orientale, sia richiami all’alchimia, all'astrologia e alla situazione politica del tempo. Questo è diventato un esercizio sulla complessità e un tentativo di operare uno “spostamento” rispetto alla concezione medica di stampo meccanicistico cui siamo abituati. Ogni disciplina viene usata per indagare la figura del cerchio evocando una dimensione di ciclicità, espressa per esempio dal circense che usa la ruota o dalla circonferenza che iscrive il corpo dell’uomo Vitruviano di Leonardo».

C’è un unico corpo femminile, il tuo.

«Ho un ruolo ambiguo. Oscillo costantemente tra vittima sacrificale e carnefice della situazione: la mia esibizione si svolge bendata ma in sintonia con il corpo di ballo maschile, per cui l’equilibrio fra chi detiene il controllo e di chi lo subisce è costantemente in tensione».

Uno spettacolo, dunque, che lavora sulla complessità...

«Uno dei moventi principali è stato sicuramente questo “esercizio di complessità” tra le simbologie e la loro correlazione. Poi volevamo creare una condizione reale di presenza sulla scena che coinvolgesse anche lo spettatore, sia come testimone che come complice».



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