A piedi nel teatro dell’identità
Tre appuntamenti con la coppia d’artisti Cuocolo/Bosetti in luoghi non convenzionali
2 MINUTI DI LETTURA
È nel lontano 1978 che Renato Bosetti e l’attrice Roberta Cuocolo si incontrano durante il Festival delle Colline Torinesi e fondano IRAA Theatre. Con un approccio teatrale vicino alla “visione antropologica” di Eugenio Barba, cercano da subito di integrare il movimento alla parola, spesso mettendo in scena i loro spettacoli in luoghi alternativi e in spazi urbani. All’interno di Vie Festival, tre sono le rappresentazioni scelte: “Private eye” (oggi al Nuovo Hotel del Porto di Bologna dalle 19 alle 21.15, con repliche fino a giovedì) si svolge in due stanze d’albergo per uno spettatore alla volta: nella prima Bosetti mostra foto e filmati mentre nella seconda si snoda lo spettacolo vero e proprio, in cui la Cuocolo impersona se stessa e il suo “doppio”. Si prosegue con “Roberta va sulla luna” (venerdì 20 all’Arena del sole di Bologna alle 21.30). Qui realtà e finzione si mischiano, portando a chiedersi se si è di fronte all’attore o all’individuo che dietro all’attore si cela. Infine, “The Walk” (sabato 21 e domenica 22 alle 18.45) chiude la serie in Piazza Maggiore, proprio nel cuore di Bologna. Con delle audio guide, venti spettatori verranno accompagnati per la città perché camminare, come ci dicono gli ideatori, «è una modalità del pensiero, un pensiero pratico». Dopo la personale del 2015 promossa dal Centro Culturale “il Funaro” di Pistoia, la coppia è stata protagonista attualmente alla “Soffitta” del Dipartimento di Arti dell’Università di Bologna col progetto ancora in corso “Interior Sites Project”, costituito da tredici spettacoli tra cui “The Secret Room” e “The Diary Project”. Il loro teatro parte dalla loro stessa vita, dall’immagine nello specchio. È da qui che i due si chiedono dove finisca la maschera e dove inizi invece la persona, ammesso che ci sia una risposta. Sulla scena, la recitazione della Cuocolo racchiude il percorso esistenziale dei due artisti per condurre poi gli spettatori o, come preferisce chiamarli il duo, “gli ospiti” a vivere il teatro come esperienza di condivisione. Una condivisione profonda e spiazzante, che ci fa uscire dagli spettacoli turbati o, meglio, “perturbati”.
Sofia Longhini
Sofia Longhini
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
