Autobrennero, il tesoro della Provincia
di Luca Gardinale
L’ente di viale Martiri mantiene la partecipazione nell’autostrada, che garantisce il denaro per gli interventi di viabilità
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Fuori da Tper (Trasporto pubblico Emilia Romagna) e Promo, dentro in Autobrennero e (almeno per ora) Modena fiere. Lo ha deciso la Provincia di Modena, che con un passaggio in Consiglio - tutti favorevoli, a parte i consiglieri di opposizione Caiumi e Platis che si sono astenuti - ha fatto una revisione delle società partecipate, come previsto dal decreto Madia, entrato in vigore a fine giugno.
L’ente di viale Martiri si è così adeguato alla nuova normativa, facendo delle scelte motivate soprattutto dal legame tra le partecipate e le (poche) competenze rimaste in capo all’amministrazione provinciale, a partire da quelle relative alla viabilità.
UNA CASSA MOLTO UTILE. In cima alla lista di chi resta c’è ovviamente la società Autobrennero, partecipata dalla Provincia con una quota del 4,24%: una scelta, quella di non vendere le azioni anche quando il Comune di Modena, guidato dall’allora sindaco Giuliano Barbolini, prese la decisione opposta (era il 2002), salutata ancora oggi dal sindaco-presidente Gian Carlo Muzzarelli come «molto lungimirante».
Per capire perché, basta dare un’occhiata ai numeri: con il milione e 400mila euro di dividendo annuo e con i fondi periodicamente concessi ai soci per la manutenzione delle strade legate alla A22 (nel 2008 arrivarono 10 milioni, che furono utilizzati anche per la viabilità delle zone di Carpi e di Novi), la società Autobrennero resta una fonte di entrate preziosissima per l’ente di viale Martiri, soprattutto in una fase di continui tagli da Roma. Insieme a quelle della società che gestisce la A22, la Provincia ha deciso di tenere le quote di Amo, l’Agenzia per la mobilità (29%), del Gal antico Frignano (5,01%), che si occupa dello sviluppo economico dell’Appennino, di Modena fiere (14,61%, ma in questo caso la scelta sarà rivalutata in futuro, quando il processo di riordino dell’ente sarà stato completato), di Seta (7,12%) e Lepida spa (0,0015%), la società regionale che gestisce la rete a banda larga delle pubbliche amministrazioni.
DISMISSIONI UTILI. Decisione diversa invece per il Centro ricerche produzioni animali - la quota dell’1,60% è stata ceduta - mentre prosegue il percorso di dismissione (già deciso in passato) delle azioni Tper, dell’Aeroporto di Pavullo e di Promo (messa in liquidazione dalla Camera di Commercio, che deteneva il 90% delle quote).
Le altre tre dismissioni, in questi casi completate dopo un percorso di razionalizzazione delle società partecipate partito nel 2015, sono quelle di Citer, di Banca etica e di Fer.
Cessioni non particolarmente significative dal punto di vista economico, dal momento che le entrate complessive per l’ente di viale Martiri saranno di circa 25mila euro: «Abbiamo ridotto e razionalizzato le partecipazioni - ha aggiunto il presidente Muzzarelli - mantenendo quelle che riteniamo strategiche, tra cui l'Autobrennero, in relazione alle competenze principali che restano all’ente, tra cui la viabilità».
Le società partecipate della Provincia in questi ultimi due anni sono così scese da tredici a sei.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
L’ente di viale Martiri si è così adeguato alla nuova normativa, facendo delle scelte motivate soprattutto dal legame tra le partecipate e le (poche) competenze rimaste in capo all’amministrazione provinciale, a partire da quelle relative alla viabilità.
UNA CASSA MOLTO UTILE. In cima alla lista di chi resta c’è ovviamente la società Autobrennero, partecipata dalla Provincia con una quota del 4,24%: una scelta, quella di non vendere le azioni anche quando il Comune di Modena, guidato dall’allora sindaco Giuliano Barbolini, prese la decisione opposta (era il 2002), salutata ancora oggi dal sindaco-presidente Gian Carlo Muzzarelli come «molto lungimirante».
Per capire perché, basta dare un’occhiata ai numeri: con il milione e 400mila euro di dividendo annuo e con i fondi periodicamente concessi ai soci per la manutenzione delle strade legate alla A22 (nel 2008 arrivarono 10 milioni, che furono utilizzati anche per la viabilità delle zone di Carpi e di Novi), la società Autobrennero resta una fonte di entrate preziosissima per l’ente di viale Martiri, soprattutto in una fase di continui tagli da Roma. Insieme a quelle della società che gestisce la A22, la Provincia ha deciso di tenere le quote di Amo, l’Agenzia per la mobilità (29%), del Gal antico Frignano (5,01%), che si occupa dello sviluppo economico dell’Appennino, di Modena fiere (14,61%, ma in questo caso la scelta sarà rivalutata in futuro, quando il processo di riordino dell’ente sarà stato completato), di Seta (7,12%) e Lepida spa (0,0015%), la società regionale che gestisce la rete a banda larga delle pubbliche amministrazioni.
DISMISSIONI UTILI. Decisione diversa invece per il Centro ricerche produzioni animali - la quota dell’1,60% è stata ceduta - mentre prosegue il percorso di dismissione (già deciso in passato) delle azioni Tper, dell’Aeroporto di Pavullo e di Promo (messa in liquidazione dalla Camera di Commercio, che deteneva il 90% delle quote).
Le altre tre dismissioni, in questi casi completate dopo un percorso di razionalizzazione delle società partecipate partito nel 2015, sono quelle di Citer, di Banca etica e di Fer.
Cessioni non particolarmente significative dal punto di vista economico, dal momento che le entrate complessive per l’ente di viale Martiri saranno di circa 25mila euro: «Abbiamo ridotto e razionalizzato le partecipazioni - ha aggiunto il presidente Muzzarelli - mantenendo quelle che riteniamo strategiche, tra cui l'Autobrennero, in relazione alle competenze principali che restano all’ente, tra cui la viabilità».
Le società partecipate della Provincia in questi ultimi due anni sono così scese da tredici a sei.
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