Gazzetta di Modena

Modena

LA RECENSIONE #2 

Hanno sparato a Cechov

Hanno sparato a Cechov

Il collettivo irlandese Dead Centre rilegge il Platonov

2 MINUTI DI LETTURA





Cuffie alle orecchie, il regista è sul palco con la pistola in mano. Ci parla al microfono e noi ascoltiamo i suoi commenti sulle vicende che verranno. Un regista nella testa e un complice nelle orecchie. Sullo sfondo un’atmosfera ottocentesca come la si può immaginare nei drammi di Cechov, sei personaggi attendono Platonov, il protagonista del primo lavoro del drammaturgo russo, personaggio assente in scena. Chi è questa figura misteriosa, ma necessaria? Platonov è un’assenza, un senso di vuoto, un essere altro o un altrove. Ma se Platonov fosse un morbo? Il cancro incurabile dell’abulìa, la stessa che pervade tutti i personaggi lasciandoli nudi d’animo e con la magra consolazione delle loro proprietà fatte di case, figli, feste, cibo, poltrone, le nostre poltrone a teatro. Oppure Platonov è una soluzione, necessaria e dirompente come una palla demolitrice, che improvvisamente irrompe sul palco e segna l’arrivo di uno spettatore, un Platonov qualunque, che abbandona il suo posto per dirigersi in scena a fornire agli attori un pretesto per ritornare presenti a se stessi, una scelta in cui riconoscersi e che vada oltre i macrosistemi in cui siamo infilati. Non basta. Anche il regista pretende un posto da Platonov. Allora spara e il compagno delle nostre orecchie non c’è più, ma continua a parlare alle nostre teste: chiede un nuovo giorno, un nuovo risveglio e una parola che da sola possa descriverlo: “HELLO”.

Ornella Giua

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google