I giudici: «Dopo 8 anni di silenzio è italiana»
Il Consiglio di Stato obbliga la Prefettura di Modena a darle i documenti, se no lo farà un commissario
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È nata in Nigeria ma è cresciuta e lavora a Modena. Si è sposata ormai undici anni fa con un modenese. Otto anni fa ha fatto richiesta per avere la cittadinanza italiana ma non ha mai avuto risposta dalla Prefettura. Adesso il Consiglio di Stato ordina all’Ufficio del Governo di viale Martiri di preparare immediatamente gli atti per rilasciare i documenti che attestano che è nostra concittadina: ne ha diritto proprio perché non ha mai avuto risposta nei termini dei due anni fissati dalla legge. E se la Prefettura di Modena non eseguirà, verrà inviato dal Viminale un commissario ad acta che compirà quanto stabilito dai giudici amministrativi di secondo grado. È un caso forse unico in Italia, quello patrocinato dall’avvocato modenese Davide Ascari per conto della sua assistita, una 29enne nigeriana. Una donna nata nel Paese africano ma arrivata a Modena da bambina. Qui è cresciuta, ha studiato, si è diplomata e oggi lavora come paramedico in ospedale. Nel 2006 si è sposata con un modenese oggi poco più che trentenne. Tre anni dopo, nel 2009, ha presentato domanda per ottenere la cittadinanza italiana alla quale, ne è convinta, aveva diritto. Ha portato i documenti in Prefettura a Modena e poi non ha mai più saputo niente.
Lo Stato non ha mai dato risposta alla sua richiesta. Intanto sono passati undici anni. E ora, arrivata al Consiglio di Stato per ottenere l’adempimento del decreto presidenziale sull’immigrazione del 2015, la donna ha ottenuto ragione attraverso una sentenza importante. I giudici hanno accolto il ricorso dell’avvocato Ascari perché «resta precluso il potere discrezionale (dello Stato, ndr) per mancato rispetto del termine». Ovvero, per non aver dato risposta entro due anni, la 29enne nigeriana è da dichiarare di fatto italiana. Ha diritto alla concessione della cittadinanza. Non vale il principio del silenzio-diniego, ovvero l’assoluta mancanza di una risposta da parte della Prefettura di Modena che doveva essere interpretata come un no alla sua domanda. La legge prevede il contrario, ovvero lo straniero ha diritto entro due anni a una risposta certa. Ma non è avvenuto. In base a questo criterio i giudici hanno stabilito un obbligo ad eseguire quanto stabilito. Scrivono che entro novanta giorni dalla sentenza deve essere notificata. Nel caso in cui l’inottemperanza della Prefettura continuasse, i giudici hanno già disposto la nomina di un commissario ad acta, scelto tra i dirigenti del Ministero dell’Interno e designato dal Capo dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione. La Prefettura ora ha trenta giorni di tempo prima che entri in carica. La scadenza fissata è quindi per il 16 ottobre. Mancano pochi giorni.
«Finora la Prefettura non ha fatto sapere nulla - spiega l’avvocato Ascari - sono certo che la questione verrà risolta al meglio per la mia assistita. Per lei la cittadinanza è un traguardo importante della sua vita e ci tiene molto». (c.g.)
Lo Stato non ha mai dato risposta alla sua richiesta. Intanto sono passati undici anni. E ora, arrivata al Consiglio di Stato per ottenere l’adempimento del decreto presidenziale sull’immigrazione del 2015, la donna ha ottenuto ragione attraverso una sentenza importante. I giudici hanno accolto il ricorso dell’avvocato Ascari perché «resta precluso il potere discrezionale (dello Stato, ndr) per mancato rispetto del termine». Ovvero, per non aver dato risposta entro due anni, la 29enne nigeriana è da dichiarare di fatto italiana. Ha diritto alla concessione della cittadinanza. Non vale il principio del silenzio-diniego, ovvero l’assoluta mancanza di una risposta da parte della Prefettura di Modena che doveva essere interpretata come un no alla sua domanda. La legge prevede il contrario, ovvero lo straniero ha diritto entro due anni a una risposta certa. Ma non è avvenuto. In base a questo criterio i giudici hanno stabilito un obbligo ad eseguire quanto stabilito. Scrivono che entro novanta giorni dalla sentenza deve essere notificata. Nel caso in cui l’inottemperanza della Prefettura continuasse, i giudici hanno già disposto la nomina di un commissario ad acta, scelto tra i dirigenti del Ministero dell’Interno e designato dal Capo dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione. La Prefettura ora ha trenta giorni di tempo prima che entri in carica. La scadenza fissata è quindi per il 16 ottobre. Mancano pochi giorni.
«Finora la Prefettura non ha fatto sapere nulla - spiega l’avvocato Ascari - sono certo che la questione verrà risolta al meglio per la mia assistita. Per lei la cittadinanza è un traguardo importante della sua vita e ci tiene molto». (c.g.)
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