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«Noi, esclusi dalla white list per affari con... l’Antimafia»

«Noi, esclusi dalla white list per affari con... l’Antimafia»

Palagano. Clamoroso documento della Lami, finita in disgrazia per la Prefettura «Eravamo soci di un testimone di giustizia che, secondo loro, poteva infiltrarci»

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PALAGANO. La Lami Costruzioni farà ricorso al Consiglio di Stato contro il mancato indennizzo di 1.5 milioni di euro, richiesto al Tar a “compensazione” dell’esclusione dalla white list prefettizia. E davanti ai giudici sarà depositato un documento che racconta un’altra storia: la Lami, esclusa perché potenzialmente infiltrabile dalla criminalità organizzata siciliana, aveva come socio un testimone di giustizia, proprio colui che secondo la Prefettura poteva infiltrarla.

«I motivi dell’esclusione - spiega il direttore Gianpaolo Lami - si riducono sostanzialmente nella costituzione di una società consortile con un’impresa facente capo al signor Emilio Salvatore Greco, società costituitasi per eseguire i lavori per la realizzazione del depuratore del Comune di Butera (Caltanissetta), a seguito quindi di un contratto d’appalto stipulato con un ente pubblico e dietro presentazione, da parte di tutti i soggetti coinvolti, di un regolare certificato antimafia. Nei dieci giorni successivi al diniego all’iscrizione alla white list, riceviamo la revoca di tutti i contratti in essere con la pubblica amministrazione, la revoca degli affidamenti bancari, il blocco dei pagamenti e la richiesta di escussione delle fidejussioni. Accadimenti che, anche atomisticamente esaminati, sarebbero sufficienti a stravolgere un’attività economica che dava lavoro a oltre cento persone?».

Lami comunica alla Prefettura di voler uscire dal consorzio siciliano, viene riammessa in white list tre mesi dopo e presenta al tribunale di Palermo istanza per sciogliere il consorzio “motivandola per i danni che il collegamento con Salvatore Emilio Greco stava arrecando alla nostra società”.

«Dopo un anno e quattro mesi dalla richiesta, il Tribunale di Palermo ci risponde che il vincolo associativo con la Consortile Butera viene sciolto per “carenza di un presupposto per la prosecuzione”, rappresentato dal concordato preventivo della Lami Costruzioni (nello statuto è prevista una clausola), ma contesta “la sussistenza di presunti collegamenti del legale rappresentante, Salvatore Emilio Greco ad ambienti di Cosa Nostra. Era infatti incensurato e riconosciuto dalla Procura di Palermo quale testimone di giustizia, ed in quanto tale, dal 26 giugno 2012, gli erano state attribuite speciali misure di protezione. Quindi non solo la Prefettura di Modena emette un’interdittiva per un soggetto che “potrebbe essere….” collegato alla mafia, ma, per di più, la basa sul collegamento della Lami con una persona che dal 2012 è protetta perché testimone di giustizia. Ritengo che sia del tutto giustificata la nostra richiesta di indennizzo per i danni economici - e morali - subiti, e che non sia corretto affermare che la revoca dell’informazione antimafia sarebbe scaturita “solo a seguito del verificarsi di un nuovo fatto e non per illegittimità originaria di detta misura”. Devo invece supporre che la Prefettura abbia riconsiderato, forse con maggiore attenzione, gli stessi elementi, per arrivare ad una posizione di segno opposto. L’impresa Lami Costruzioni si trova oggi in liquidazione, con le conseguenze che si possono immaginare, oltre che per l’impresa, per me e, soprattutto, per il personale che la società impiegava. Essendo l’indennizzo richiesto destinato a sanare la situazione debitoria, determinata come ho spiegato da questa vicenda, provvederemo al ricorso al Consiglio di Stato, fino ad arrivare, se necessario, alla Corte Europea». (fd)

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