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Presi i “signori della truffa online”

In carcere sei reggiani che solo a Modena avrebbero compiuto più di 30 raggiri

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Più di due anni di indagini, un pool ad hoc della procura di Reggio e un «filo diretto» con i carabinieri di mezza Italia. Tanto ci è voluto per incastrare la banda delle cosiddette «signore della truffa», organizzazione con base a Reggio che per anni ha raggirato- con i più svariati sistemi- migliaia di persone. Solo a Modena hanno compiuto più di trenta truffe. Un sodalizio criminale a conduzione quasi «familiare», che vede le 18 persone indagate o arrestate legate da vincoli di parentela e, nel caso di un indagato, una parentela diretta con un esponente della camorra. Ieri mattina i carabinieri che hanno eseguito decine di perquisizioni in Emilia, Piemonte, Basilicata, Lombardia e Campania, contro i membri della consorteria, già noti alle forze dell'ordine, ora accusati di associazione per delinquere, truffa aggravata, ricettazione, sostituzione di persona, uso indebito di carta di credito, estorsione e falso in atto pubblico. In particolare a Reggio i militari hanno anche eseguito l'ordinanza di custodia cautelare emessa dal tribunale su richiesta del pm Salvi a carico di 6 persone. Le porte del carcere si sono così aperte per Franca Ceglia 49 enne originaria di Giffoni Valle Piana (Salerno) ma da tempo domiciliata a Reggio e il figlio 20enne Damiano Leone (originario di Scafati), collocati dalle indagini ai vertici assoluti della banda. In cella anche il 29enne Giorgio Barone originario di Massa di Somma (Napoli). Scattati gli arresti domiciliari per la 53enne Vincenza Ceglia, sorella di Franca e la 28enne scandianese Erika Culeddu. A Scandiano risiede anche Antonietta Flaminio, 25enne originaria di Napoli, sottoposta ad obbligo di firma e dimora nel paese del Reggiano. Le tipologie di truffe utilizzate, anche on line erano in totale sei. Una era quella delle case vacanze in cui gli autori, a seconda della stagione invernale o estiva, inserivano centinaia di «annunci esca» di locazione per case-vacanza fittizie, facendosi poi accreditare le caparre su carte postepay. Le trattative venivano condotte utilizzando i dati personali e i numeri di telefono sottratti a vittime di precedenti raggiri. Le persone truffate, a volte anche famiglie con disabili o anziani, si accorgevano dell'inganno una volta giunti a destinazione, incontrandosi qui insieme ad altre vittime e i reali locatari delle case. Altro metodo era quello di sfruttare la disperazione delle persone in cerca di occupazione. I membri dell'organizzazione inserivano in rete innumerevoli di offerte di lavoro da parte di fantomatiche aziende; in cambio chiedevano di versare, su apposite postepay, somme di denaro necessarie per i costi assicurativi e per le formalità relative all'assunzione.

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