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Scatti di bellezza firmati Bertolani

di Ombretta Guerri
Scatti di bellezza firmati Bertolani

Si chiama “La bellezza sotto casa – riflessioni sulla fotografia creativa” il bellissimo volume fotografico di Franco Bertolani (in foto) edito da Artestampa (p. 152, euro 32). Una raccolta esaustiva...

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Si chiama “La bellezza sotto casa – riflessioni sulla fotografia creativa” il bellissimo volume fotografico di Franco Bertolani (in foto) edito da Artestampa (p. 152, euro 32). Una raccolta esaustiva della produzione del fotografo originario di Scandiano ma residente a Modena per più di 40 anni, scomparso nel 2016.

Bertolani ha iniziato ad occuparsi di fotografia nel 1994. È partito dalle foto di natura per poi dedicarsi prevalentemente al paesaggio urbano. Amava cogliere le atmosfere, le linee, i colori, la modulazione di luce e la magia dei luoghi. Ha esposto le sue foto in 25 mostre, di cui 15 personali; sono state pubblicate ed esposte più di mille sue stampe; ha presentato più di 10.000 foto in proiezioni pubbliche; per anni ha tenuto lezioni sul tema “La fotografia come comunicazione”. Il libro è composto da una raccolta di fotografie di Bertolani accompagnate dal suo pensiero fotografico, riportato e trascritto da Paolo Cambi, tratto dalle sue lezioni tenute per il Circolo Fotografico Colibrì di Modena, con cui ha collaborato per anni.

Nel libro si ritrovano scatti bellissimi e suggestivi di Modena, Reggio Emilia e dell’Emilia. Una Modena vista da prospettive diverse. Il volume contiene anche molte testimonianze e ricordi di Franco e del suo amore incondizionato per la fotografia.

Tra queste molto efficace la descrizione delle sue foto di Mario Agati, Assessore alla Cultura del Comune di Formigine (che ha contribuito e patrocinato la pubblicazione) “…passeggiando nelle fotografie di Franco, si recupera la dimensione estetica del silenzio, la purezza primigenia delle forme, la bellezza della realtà depurata da inutili ciarpami”. Come anche quella del fotografo Luigi Ottani “Franco era una persona estremamente educata, silenziosa. Aveva fatta sua la lezione di Bresson. Aveva capito che per entrare in sintonia con il soggetto occorre il massimo rispetto, anche se si ci trova davanti ad una natura morta, a un muro, a un riflesso. Credo che lo facesse anche per non disturbare quelle forme, quelle luci e quelle ombre alle quali sentiva di dovere tanto. Franco non era l’amico con cui mi vedevo spesso, però mi manca tanto. Dalle chiacchierate con lui emergeva quello che intendo quando penso all’arte. Non la disperata ricerca di originalità ma il piacere di viverla nei luoghi di ogni giorno”.

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