Gazzetta di Modena

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“Ste Sroden” fa boom In 5mila riempiono Fanano e le borgate

di Daniele Montanari

Tante persone a tavola per la nuova festa dell’autunno Pompeano semina a mano per giurare amore alle tradizioni

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Feste omaggio alla tradizione autunnale da incorniciare nella domenica di sole. A partire da Fanano, dove la terza edizione di “Ste Sroden” (“quest’ autunno”) ha portato a un afflusso record, stimato dagli organizzatori in almeno 5mila persone. I conti del resto sono facili: per le tavolate del “ristorante diffuso” allestito in piazza Corsini sono stati veduti 1.500 tagliandi al bancone di cambio degli euro in mitica “lira fananese”. E calcolando una media di due persone per pranzo, fanno già 3mila. Più i semplici visitatori. Tutto esaurito dai vari ristoratori nei gazebo ai lati della piazza, con fila già dalle 10. Ottimo l’afflusso anche alle escursioni, circa 250 persone. E poi pienone a FananExpo, il mercatino dell’artigianato di qualità locale, che si è arricchito anche della spettacolare prova di lavorazione del caseificio Santa Lucia di Rocchetta. E altro spettacolo dagli spadellatori della borgata Superchina (e non solo) che in piazza della Vittoria hanno dato vita a una stoica gara di cottura delle caldarroste a temperature micidiali. Poi la musica di “Tony e i Semitoni”, “Farmer’s Band” e molto altro.

«Abbiamo allestito 45 tavolate da 10 persone in piazza e c’era gente in piedi nonostante il turnover continuo: questa festa cresce ogni anno che è una bellezza», sottolinea Marco Morini, direttore dell’Apt-Ufficio Turistico.

«È un evento unico in Appennino - nota il sindaco Stefano Muzzarelli – grazie alla formula con cui abbiamo completamente ridefinito la vecchia festa della castagna. Grazie a tutti quelli che si sono dati da fare: ristoratori, commercianti, artigiani, spadellatori della Superchina e all’Ufficio Turistico: lavorando assieme si è creata una gran cosa».

A Pompeano la tradizione autunnale è stato omaggiata con la semina a mano di grani antichi nel campo davanti al caseificio sociale Santa Rita Bio 1964, unendosi alle altre 34 aziende italiane partecipanti al progetto “Seminare il futuro” partito nel 2006 in Svizzera per sensibilizzare sulla provenienza e il valore del cibo. Idea che si sposa alla perfezione col progetto di territorio “bio e slow” lanciato dal Comune.

Un centinaio di persone, da tutta la provincia, hanno preso parte all’iniziativa, guidata da seminatori doc di tutte le età: dalla famiglia Poggioli (Graziano, Claudio, Pierluigi e Giorgia) a quella Braglia (Claudio, Paolo e Luca) e poi Eugenio Orlandi, Gianni Donini, Novella Ghiddi, Peppino Manfredini, Ruggero Severi, Giuliano Iaccheri e Bruno Gorrieri. Ma c’erano anche Nicola Tridapali della rete “Ecor Natura sì”, l’esperto Salvatore Iapichella (che ha tenuto una conferenza) e Silvia Bartolini di Slow Food Frignano. Il lancio dei semi è avvenuto verso l’alto «partendo col braccio dal cuore - come ha raccomandato Graziano Poggioli - perché la semina a mano oggi è un atto del cuore contro la logica delle macchine e della produzione intensiva».

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