vignola
Tentato omicidio, la prova si trova nei soldi
Caso Pancaldi. Il giudice: decisivo il prelievo di 40mila euro per pagare sicario e mediatore
2 MINUTI DI LETTURA
VIGNOLA. Il Gup Andrea Romito ha reso note le motivazioni della sentenza emessa lo scorso giugno per il tentato omicidio di Luciano Pancaldi, avvenuto nel novembre del 2015.
I quattro imputati erano stati tutti condannati. In primis la figlia Cristina, che ha incassato la condanna più pesante: 9 anni e nessuna attenuante generica. Otto anni al compagno Fabio Rasponi, 40 anni. Per Rosario Sambasile, 36enne, pena di otto anni: è stato considerato il tramite tra la coppia il killer. Quest’ultimo è Salvatore Vascoli, 41 anni, che è stato condannato a otto anni.
Nelle pagine delle motivazioni si legge come la prova principe, secondo Romito, sia un prelievo da 40mila euro effettuato da Rasponi: sarebbero questi i soldi che la coppia avrebbe dovuto destinare a Sambasile e Vascoli per organizzare e commettere l’omicidio.
Ci sono poi le intercettazioni telefoniche ed ambientali dei dialoghi tra Rasponi e Cristina Pancaldi. È nelle loro parole che emerge una diversa verità da quella che avevano riferito ai carabinieri. In sostanza i due cercano di scaricare la responsabilità di quanto avvenuto a Luciano Pancaldi sulle spalle di Sambasile e Vascoli. I due sostengono che avrebbero voluto dare soltanto un avvertimento a Pancaldi, non certo ucciderlo.
In realtà nelle intercettazioni ambientali (i due infatti pensavano di non essere ascoltati da orecchie indiscrete, ndr) le loro intenzioni sono chiare e si capisce che sono sempre loro ad avere un ruolo chiave nella vicenda. Al contrario, quando avevano il sospetto di poter essere intercettati, raccontavano una falsa verità per tutelare le loro responsabilità nella vicenda.
Ora i legali dei quattro imputati avranno 45 giorni di tempo per impugnare la sentenza e ricorrere in appello. Lo faranno di sicuro Francesco Muzzioli, legale di Salvatore Vascoli, e Giuseppe Inglima, difensore di Rosario Sambasile.
I quattro imputati erano stati tutti condannati. In primis la figlia Cristina, che ha incassato la condanna più pesante: 9 anni e nessuna attenuante generica. Otto anni al compagno Fabio Rasponi, 40 anni. Per Rosario Sambasile, 36enne, pena di otto anni: è stato considerato il tramite tra la coppia il killer. Quest’ultimo è Salvatore Vascoli, 41 anni, che è stato condannato a otto anni.
Nelle pagine delle motivazioni si legge come la prova principe, secondo Romito, sia un prelievo da 40mila euro effettuato da Rasponi: sarebbero questi i soldi che la coppia avrebbe dovuto destinare a Sambasile e Vascoli per organizzare e commettere l’omicidio.
Ci sono poi le intercettazioni telefoniche ed ambientali dei dialoghi tra Rasponi e Cristina Pancaldi. È nelle loro parole che emerge una diversa verità da quella che avevano riferito ai carabinieri. In sostanza i due cercano di scaricare la responsabilità di quanto avvenuto a Luciano Pancaldi sulle spalle di Sambasile e Vascoli. I due sostengono che avrebbero voluto dare soltanto un avvertimento a Pancaldi, non certo ucciderlo.
In realtà nelle intercettazioni ambientali (i due infatti pensavano di non essere ascoltati da orecchie indiscrete, ndr) le loro intenzioni sono chiare e si capisce che sono sempre loro ad avere un ruolo chiave nella vicenda. Al contrario, quando avevano il sospetto di poter essere intercettati, raccontavano una falsa verità per tutelare le loro responsabilità nella vicenda.
Ora i legali dei quattro imputati avranno 45 giorni di tempo per impugnare la sentenza e ricorrere in appello. Lo faranno di sicuro Francesco Muzzioli, legale di Salvatore Vascoli, e Giuseppe Inglima, difensore di Rosario Sambasile.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google