Un inno alla vita con i “cento violini” di Syusy Blady
di Michele Fuoco
Nel libro scritto con Giovanni Zucca storie di danza e fatica in Bassa padana l’autorità contro lo “strumento del diavolo
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La musica genera momenti di divertimento, nel clima delle magiche note del violino che inducono al ballo. Nulla di peccaminoso perché Dio non vuole male a chi ride, suona e canta. E' un dono prezioso quando si può stare allegri e beati. A Gualtieri, Brescello, Pieve Saliceto, Santa Vittoria, in "questa terra che la gente arrivata qui, nel tempo, per restarci ha dovuto strapppare coi denti, con fatiche bestiali, all'acqua, ai pesci e alle bisce", si ha voglia di vivere, suonare e cantare alla vita, ma l'autorità vuole esercitare il potere contro coloro che, al suono di un piffero, di un organetto e soprattutto di una violino, considerato "strumento del diavolo", si concedono "a quella sregolatezza, a quella promiscuità lasciva cui il popolino non guidato s'abbandona". Occorre un decreto che il cancelliere del Ducato di Modena e Reggio sta stilando, accogliendo le proteste di don Tamagni che afferma che a Pieve Saliceto, un certo Pietro Cagnolati, pericoloso calzolaio violinista, nelle ore dei divini uffizi, suona sulla pubblica piazza, inducendo alla danza uomini e donne, con centinaia di spettatori. Un richiamo forte dell'arciprete perché il suo "popolo non resti privo del pascolo della divina parola".
È quanto si legge nel romanzo "Il paese dei cento violini"(Piemme Voci, pp.344) di Syusy Blady, nome d'arte di Maurizia Giusti, con la collaborazione di Giovanni Zucca, che registra una colorita storia di esistenza radicata in uno scenario di provincia, indagato con un disincanto atteggiamento di benevolenza. Notazioni di costume acquistano una rievocazione affettuosa in un tono sottilmente umoristico, che porta all'ammirazione per gente di polso che lavora e fatica. Gente impetuosa, passionale, ma sincera, genuina guardata nella più vasta gamma di vicende quotidiane per rivelarne difetti persino innocui, egoismi, ma anche virtù e aspirazioni. Così nel libro si dischiudono, in un linguaggio aperto alla semplicità della parlata di ogni giorno, magici momenti di giovinezza offerti da Enrica "bella figlia dell'amore" e dal suo Arturo che con Mauro forma la coppia di "nullatenenti suonatori girovaghi" alle cui costole ci sono due dragoni che vogliono sequestrare i loro strumenti; la misera condizione di numerosi scariolanti, braccianti,ex mezzadri impoveriti, pescatori, barcaioli, artigiani, vittime delle "regole" dei caporali; l'indagine su un triste presente, di stravaganti vagabondaggi, di lacerazioni e disagi. E' la tassa sul macinato a far dilagare la rabbia dei poveri e degli sfruttati. A Santa Vittoria si reagisce al senso di paura, alla rassegnata stanchezza e si cerca di riorgnizzarsi per rivendicare i propri diritti: il 23 febbraio 1890 viene fondata la Società cooperativa anonima fra braccianti e, nell'aprile 2011, nasce la Società anonima cooperativa agricola con 350 ettari da bonificare.
Ma alla musica non si rinuncia. Il bisogno di ballare è così naturale, spontaneo, sul ponte, sull'aia. Si diffonde come una brezza, è travolgente e "la scena ha una sua ingenua e selvatica bellezza". La musica è sempre nell'aria. In paese i musicisti si sono moltiplicati, grazie alle famiglie dei Carpi e dei Bagnoli che hanno creato una scuola di musica. E Santa Vittoria acquista la fama di "paese dei cento violini". Una gentile atmosfera di miracolo circola in questi racconti di immediatezza di dialogo che si offrono come una sorta di analisi di situazioni storiche, dall'Ottocento alle due guerre mondiali. Forte la tensione conoscitiva che porta a scoprire il "giovane e incendiario" Benito Mussolini che parte da Predappio e giunge a Pieve Saliceto per insegnare, come supplente, nella scuola elementare in campagna. Tanti affreschi, quindi, di una realtà che la scrittrice fa rivivere nella mirabile freschezza della parola.
È quanto si legge nel romanzo "Il paese dei cento violini"(Piemme Voci, pp.344) di Syusy Blady, nome d'arte di Maurizia Giusti, con la collaborazione di Giovanni Zucca, che registra una colorita storia di esistenza radicata in uno scenario di provincia, indagato con un disincanto atteggiamento di benevolenza. Notazioni di costume acquistano una rievocazione affettuosa in un tono sottilmente umoristico, che porta all'ammirazione per gente di polso che lavora e fatica. Gente impetuosa, passionale, ma sincera, genuina guardata nella più vasta gamma di vicende quotidiane per rivelarne difetti persino innocui, egoismi, ma anche virtù e aspirazioni. Così nel libro si dischiudono, in un linguaggio aperto alla semplicità della parlata di ogni giorno, magici momenti di giovinezza offerti da Enrica "bella figlia dell'amore" e dal suo Arturo che con Mauro forma la coppia di "nullatenenti suonatori girovaghi" alle cui costole ci sono due dragoni che vogliono sequestrare i loro strumenti; la misera condizione di numerosi scariolanti, braccianti,ex mezzadri impoveriti, pescatori, barcaioli, artigiani, vittime delle "regole" dei caporali; l'indagine su un triste presente, di stravaganti vagabondaggi, di lacerazioni e disagi. E' la tassa sul macinato a far dilagare la rabbia dei poveri e degli sfruttati. A Santa Vittoria si reagisce al senso di paura, alla rassegnata stanchezza e si cerca di riorgnizzarsi per rivendicare i propri diritti: il 23 febbraio 1890 viene fondata la Società cooperativa anonima fra braccianti e, nell'aprile 2011, nasce la Società anonima cooperativa agricola con 350 ettari da bonificare.
Ma alla musica non si rinuncia. Il bisogno di ballare è così naturale, spontaneo, sul ponte, sull'aia. Si diffonde come una brezza, è travolgente e "la scena ha una sua ingenua e selvatica bellezza". La musica è sempre nell'aria. In paese i musicisti si sono moltiplicati, grazie alle famiglie dei Carpi e dei Bagnoli che hanno creato una scuola di musica. E Santa Vittoria acquista la fama di "paese dei cento violini". Una gentile atmosfera di miracolo circola in questi racconti di immediatezza di dialogo che si offrono come una sorta di analisi di situazioni storiche, dall'Ottocento alle due guerre mondiali. Forte la tensione conoscitiva che porta a scoprire il "giovane e incendiario" Benito Mussolini che parte da Predappio e giunge a Pieve Saliceto per insegnare, come supplente, nella scuola elementare in campagna. Tanti affreschi, quindi, di una realtà che la scrittrice fa rivivere nella mirabile freschezza della parola.
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