Uomini & Champagne dietro a un brindisi 10mila anni di storie
di Rossella Sant’Unione
Mario Federzoni racconta la nascita di un grande vino Un romanzo che va dall’Iran preistorico ai giorni nostri
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Uno stile fluido, brillante, che fin dalle prime battute, riesce ad avvincere e induce il lettore a progredire rapido tra le pagine spinto dalla curiosità di voler sapere “come va a finire”. E’ una sorta di viaggio nella storia dell’umanità, tanto accattivante quanto documentato, l’ultimo libro di Mario Federzoni “Uomini & Champagne” che unisce, sotto la cifra stilistica del romanzo, la sensibilità antropologica dell’autore e quella di gran conoscitore del vino più blasonato di Francia. Il volume (298 pagine, Artestampa, 22 euro), pregevole nella capacità di fondere ricostruzione storica e invenzione narrativa, conquista fin dalla prima pagina che riporta il lettore, addirittura, all’anno 8.126 avanti Cristo. Siamo nella pianura sottostante i monti Elburz, in un territorio che corrisponde all’attuale Iran.
È qui che, agli albori dell’umanità, in una realtà primitivamente tribale, Hodruk, il primo eroe che incontreremo in questa storia, attraverso una serie di drammatiche peripezie, riesce a fondare il proprio villaggio e la propria comunità. Ed è qui che stabilità sociale ed economica cresceranno di pari passo con la scoperta e la coltivazione del windro, da cui si ottiene il wyn, antenato del nostro vino. Così, in una sorta di staffetta, in cui il testimone è il progressivo affinamento delle tecniche di vinificazione, Hodruk ci introdurrà alle vicende dei suoi figli, dei suoi nipoti e pronipoti facendoci passare da un mondo primitivo, con un salto di migliaia di anni, a quello della grande Roma signora del Mediterraneo. E da lì, ancora, al Medioevo, alle soglie del secolo dell’Illuminismo e infine ai tempi di oggi.
Il libro è strutturato in otto “racconti” che pur vivendo ciascuno di vita propria, intrecciano le vicende dei protagonisti sul filo della discendenza, cosicchè la trama diventa tutt’una, ricollegando la storia di quel primo, lontano, capostipite a quella della famiglia Lebrun che appena una cinquantina di anni fa ha messo a punto una serie di prestigiose etichette che hanno rappresentato anche un riscatto e un rilancio sia aziendale che privato e familiare. Tutti i racconti, insomma, non solo intrecciano le tessere che hanno fatto la storia dello Champagne, regalando anche qualche garbato approfondimento tecnico, mai supponente, ma offrono anche uno spaccato di vita familiare che porta dentro la quotidianità dei personaggi e del loro mondo; facendo scoprire al neofita, ad esempio, che Dom Pérignon “inventore” dello Champagne altri non era che un abate, un po’ debole al fascino femminile, e che proprio per questo involontariamente passò i suoi segreti a chi avrebbe portato avanti evoluzione e affinamento della sua scoperta. O, ancora, scopriamo interni familiari fatti di affetti, di storie di vita, usi e costumi, tradizioni, curiosità che regalano uno spaccato minimalista dell’evoluzione dell’uomo, delle società, dell’economia.
Insomma, un romanzo che, con il pregio dell’umiltà, e con grande semplicità narrativa, introduce a diversi mondi dando però chiara l’idea che là dove c’è un grande vino ci sono anche, oltre ad una grande genialità, un gruppo, familiare o sociale, coeso che con quel vino ha portato avanti non solo un’intuizione produttiva e imprenditoriale ma anche uno schema di valori e una precisa etica della vita.
È qui che, agli albori dell’umanità, in una realtà primitivamente tribale, Hodruk, il primo eroe che incontreremo in questa storia, attraverso una serie di drammatiche peripezie, riesce a fondare il proprio villaggio e la propria comunità. Ed è qui che stabilità sociale ed economica cresceranno di pari passo con la scoperta e la coltivazione del windro, da cui si ottiene il wyn, antenato del nostro vino. Così, in una sorta di staffetta, in cui il testimone è il progressivo affinamento delle tecniche di vinificazione, Hodruk ci introdurrà alle vicende dei suoi figli, dei suoi nipoti e pronipoti facendoci passare da un mondo primitivo, con un salto di migliaia di anni, a quello della grande Roma signora del Mediterraneo. E da lì, ancora, al Medioevo, alle soglie del secolo dell’Illuminismo e infine ai tempi di oggi.
Il libro è strutturato in otto “racconti” che pur vivendo ciascuno di vita propria, intrecciano le vicende dei protagonisti sul filo della discendenza, cosicchè la trama diventa tutt’una, ricollegando la storia di quel primo, lontano, capostipite a quella della famiglia Lebrun che appena una cinquantina di anni fa ha messo a punto una serie di prestigiose etichette che hanno rappresentato anche un riscatto e un rilancio sia aziendale che privato e familiare. Tutti i racconti, insomma, non solo intrecciano le tessere che hanno fatto la storia dello Champagne, regalando anche qualche garbato approfondimento tecnico, mai supponente, ma offrono anche uno spaccato di vita familiare che porta dentro la quotidianità dei personaggi e del loro mondo; facendo scoprire al neofita, ad esempio, che Dom Pérignon “inventore” dello Champagne altri non era che un abate, un po’ debole al fascino femminile, e che proprio per questo involontariamente passò i suoi segreti a chi avrebbe portato avanti evoluzione e affinamento della sua scoperta. O, ancora, scopriamo interni familiari fatti di affetti, di storie di vita, usi e costumi, tradizioni, curiosità che regalano uno spaccato minimalista dell’evoluzione dell’uomo, delle società, dell’economia.
Insomma, un romanzo che, con il pregio dell’umiltà, e con grande semplicità narrativa, introduce a diversi mondi dando però chiara l’idea che là dove c’è un grande vino ci sono anche, oltre ad una grande genialità, un gruppo, familiare o sociale, coeso che con quel vino ha portato avanti non solo un’intuizione produttiva e imprenditoriale ma anche uno schema di valori e una precisa etica della vita.
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