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Cna vota “sì”: «Su Vaciglio no alle crociate»

Cna vota “sì”: «Su Vaciglio no alle crociate»

L’associazione di categoria entra nel dibattito: «L’immobilismo può nascondere interessi poco nobili»

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Finora era stato un botta e risposta tra comitati e amministrazione, con qualche incursione di Pd e M5s.

In attesa della nuova assemblea pubblica - che dovrebbe essere fissata a breve, anche se al momento non ci sono date - a prendere la parola sui 550 nuovi alloggi che nasceranno a Vaciglio è la Cna di Modena, che entra nel merito delle scelte, motivando il suo «sì».

«Il dibattito sulle nuove case sembra aver preso un’unica direzione - sostiene l’associazione - ovvero nuove costruzioni sì-nuove costruzioni no: questa non è la strada giusta per cercare una soluzione condivisa. Un problema c’è, innegabilmente: la scarsità sul mercato di alloggi in edilizia convenzionata, quelle che una volta erano le aree Peep, che permettono l’accesso ad un bene primario come la casa anche a chi non ha grandi possibilità economiche, e che in passato lo hanno permesso anche a tanti di coloro che ora sollevano dubbi». Il segretario cittadino dell’associazione Alberto Papotti fa quindi notare che «negli ultimi due decenni la città si è sviluppata molto meno rispetto all’incremento demografico: migliaia di persone, spesso giovani coppie, hanno preferito, o dovuto, trasferirsi in Comuni limitrofi, dove lo sviluppo urbanistico è stato molto elevato e la disponibilità di alloggi a prezzi accessibili era maggiore. Ma a quale prezzo ciò è avvenuto? Lo sa bene chi da fuori Modena deve entrare in città tutte le mattine e rientrare tutte le sere: traffico congestionato, inquinamento, tempo perso e qualità della vita che diminuisce».

Quale potrebbe essere dunque la soluzione? «Crediamo - incalza Papotti - che sia necessario affrontare i problemi senza alzare barricate, ma trovando insieme le soluzioni accettabili per tutti: che tutelino i diritti di chi cerca casa, quelli dei proprietari, quelli dei cittadini che chiedono una città più verde, ma anche quelli delle imprese che, rispettando le leggi, hanno la necessità di creare opportunità di lavoro per le proprie maestranze e a ricaduta su tutto il sistema. A queste imprese non si possono cambiare le regole in corso d’opera, tenuto conto che hanno acquistato aree che, in base al piano regolatore vigente, non erano agricole ma destinate all’edificazione, pagando anche le imposte, in questi anni. E’ allora necessario tenere conto di tutti gli attori coinvolti, senza lasciarsi trascinare in crociate ideologiche, che possono nascondere anche interessi non propriamente “nobili” che portano solo all’immobilismo. Va inoltre tenuto conto del fatto che, giustamente, si chiede di non inserire nel nuovo Psc nuove aree edificabili, perciò quelle attualmente previste dovranno soddisfare le esigenze della città per i prossimi 15 o 20 anni». (l.g.)

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