PROCESSO PER FINANZIAMENTO INDEBITO
Contributi: assolto imprenditore
Fatture difformi: era accusato di frode alla Regione per 5mila euro
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È uscito assolto dalla pesante accusa di “indebita percezione di denaro da parte di ente pubblico”, un reato che richiama una truffa o un appropriazione indebita di qualcuno che froda lo stato. In questo caso la Regione Emilia-Romagna. È risultato innocente al termine del processo perché è riuscito a dimostrare tramite il suo difensore, l’avvocato Massimo Fiorillo, di non aver mai avuto un problema col fisco e di aver sempre operato correttamente sul mercato come imprenditore.
È finito così l’incubo per il titolare di una nota azienda di materiali plastici vicina a Modena. L’uomo aveva partecipato e vinto a una selezione per ottenere prestiti a fondo perduto per l’innovazione tecnologica con progetti innovati ed ecocompatibili. I soldi erano stati erogati dalla Regione e proprio l’ente regionale, tempo dopo, in fase di revisione contabile, gli contestò alcune fatture emesse da un fornitore. Le diciture delle fatture non quadravano con la finalità dei contributi pubblici e da qui scaturì una segnalazione alla guardia di finanza che avviò una indagine finita con la richiesta di rinvio a giudizio da parte del pm Andrea Guerzoni.
Ieri mattina, davanti al giudice, si è svolto il processo con rito abbreviato. Al centro della discussione 5mila euro in tutto, il 30% dell’investimento di 20mila euro. Per quella somma rischiava di distruggere la reputazione di imprenditore considerato onesto e del tutto privo di qualsiasi contenziosi con Inps, Inail o altri enti pubblici, mai soggetto a sanzioni fiscali. La difesa ha spiegato in modo convincente la difformità delle intestazioni delle fatture incriminate. Quindi, l’assoluzione.
È finito così l’incubo per il titolare di una nota azienda di materiali plastici vicina a Modena. L’uomo aveva partecipato e vinto a una selezione per ottenere prestiti a fondo perduto per l’innovazione tecnologica con progetti innovati ed ecocompatibili. I soldi erano stati erogati dalla Regione e proprio l’ente regionale, tempo dopo, in fase di revisione contabile, gli contestò alcune fatture emesse da un fornitore. Le diciture delle fatture non quadravano con la finalità dei contributi pubblici e da qui scaturì una segnalazione alla guardia di finanza che avviò una indagine finita con la richiesta di rinvio a giudizio da parte del pm Andrea Guerzoni.
Ieri mattina, davanti al giudice, si è svolto il processo con rito abbreviato. Al centro della discussione 5mila euro in tutto, il 30% dell’investimento di 20mila euro. Per quella somma rischiava di distruggere la reputazione di imprenditore considerato onesto e del tutto privo di qualsiasi contenziosi con Inps, Inail o altri enti pubblici, mai soggetto a sanzioni fiscali. La difesa ha spiegato in modo convincente la difformità delle intestazioni delle fatture incriminate. Quindi, l’assoluzione.
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