Cyberbullismo, giro di vite per incastrare i colpevoli
di Vincenzo Brancatisano
Nuove disposizioni di legge a tutela delle vittime di abuso, isolate e danneggiate Un ruolo importante lo avrà sempre la scuola: altra formazione per gli insegnanti
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La rissa di lunedi tra studenti al mercato del Novi Sad rilancia il tema del cyberbullismo. Pochi sanno che da qualche mese è entrata in vigore una nuova legge che ha circostanziato le fattispecie del reato di bullismo informatico. E farebbero bene ad apprenderlo i presunti autori della pagina web nella quale sarebbero state pubblicate le foto di coetanei, “rei” secondo loro di non vestire alla moda, nella specie di non indossare abiti e scarpe con una firma reale. La gogna mediatica, poi la pagina è stata oscurata, sarebbe stata all’origine della scazzottata, raccontata ieri dalla Gazzetta, tra alcune decine di studenti minorenni. La violenta resa dei conti, alla quale sono stati costretti ad assistere ambulanti, clienti e studenti dalle finestre della vicina scuola Barozzi, è stata poi sedata da tre pattuglie della Municipale accompagnate da un’ambulanza. Al di là della possibile configurazione di altri reati già previsti dal codice penale quale la diffamazione, la pubblicazione di foto di minori con l’intento della denigrazione costituisce la fattispecie più importante del reato di cyberbullismo, potenziato nella sua previsione dalla legge 71 del 2017. Secondo la nuova normativa, per bullismo telematico s’intende “qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d'identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo”. In analogia con quanto succede per lo stalking, nel caso si sia macchiato di ingiuria, diffamazione, minaccia o trattamento illecito attraverso la rete di dati personali, il bullo di nuova generazione sarà solennemente ammonito dal questore, alla presenza di almeno un genitore, e sarà formalmente invitato a non perseverare nelle condotte vessatorie che gli siano state contestate. La nuova procedura di lotta al cyberbullismo non esclude il diritto del danneggiato di sporgere querela con cui avviare un processo penale. Altra novità è che il minore almeno quattordinenne potrà agire personalmente per ottenere dal gestore del sito o del social media la rimozione dei contenuti pubblicati in rete. E veniamo alla scuola, additata dal legislatore ancora una volta se non come responsabile dell’ennesima forma di disagio giovanile, almeno come luogo di prevenzione del medesimo. Ogni istituto è tenuto, ma a costo zero, a nominare un docente referente per le iniziative contro il cyberbullismo, tanto che in quasi tutte le scuole modenesi gli insegnanti hanno scoperto di dovere svolgere fin dalle prossime settimane un apposito corso di formazione per sensibilizzare gli studenti sull’illiceità e la cattiveria di comportamenti dei quali spesso non percepiscono la gravità. E se al dirigente spetterà informare subito le famiglie dei minori coinvolti, sulla scuola, che poi si rifarà sui docenti, graverà, precisano gli avvocati modenesi chiamati alla formazione dei referenti, la responsabilità patrimoniale da mancata vigilanza per i danni causati a minori da messaggi e pubblicazioni avvenute durante le ore di lezione. Sulla famiglia graverà intanto il peso finanziario della responsabilità extrascolastica e soprattutto quello educativo.
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