Gazzetta di Modena

Modena

I carcerati fanno il bucato per gli operai

di Serena Arbizzi
I carcerati fanno il bucato per gli operai

Castelfranco. Apre la lavanderia interna: «I clienti vengono dal settore carni e pensiamo a un lavasecco»

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CASTELFRANCO. Una lavanderia industriale all’interno del Forte Urbano, che ospita tra gli 80 e i 100 fra detenuti e internati. La gestirà la cooperativa L’Angolo che si occupa da oltre 40 anni di accoglienza, partendo inizialmente dal recupero di persone affette da tossicodipendenza, per continuare con i profughi. Il progetto, che verrà inaugurato ufficialmente a novembre, è stato presentato al ristorante da Vinicio, in una serata, organizzata dall’associazione “Nord-Sud” a cui hanno preso parte 250 persone.

Tra i protagonisti, oltre ad Alberto Garretto, presidente de L’Angolo, sono stati il sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Ferri, che ha ricordato come il Forte Urbano ospiterà anche altri progetti quali una serra e un allevamento di galline ovaiole, fornite da una multinazionale, che produrranno 15mila uova al giorno, e l’assessore del Comune di Modena Giuliana Urbelli che fa parte del Comitato locale carcere.

La Urbelli ha evidenziato come vi siano «600 detenuti tra Modena e Castelfranco, di cui oltre il 60% è straniero. La Regione stanzia 70mila euro l’anno con cui vengono finanziati progetti di inclusione sociale o di mediazione linguistica». Il provveditore regionale Enrico Sbriglia ha poi elogiato esempi del sistema carcerario italiano, come quello di Ancona, dove si produce birra alla canapa, che sarà oggetto della visita di una delegazione olandese.

Ritornando alla lavanderia all’interno del carcere, «il nostro cliente principale non sarà l’amministrazione penitenziaria - spiega Garretto - ma le aziende del distretto delle carni, oltre agli effetti letterecci (lenzuola e federe) dei profughi in provincia. Grazie alla collaborazione con l’azienda Gtechnology sarà possibile tracciare il capo: capire, quindi da dove arriva grazie a un tag contenente un codice a barre, che garantirà la sicurezza ed eviterà sgradevoli smarrimenti, Si inizierà con otto persone, di cui sei detenuti e due internati: sei italiani, un rumeno e un albanese. Poi i turni saranno raddoppiati, salendo a 16 occupati. Le lavatrici sono cinque, posizionate al centro del carcere: erano elettrodomestici in disuso, della capienza di 150 chilogrammi l’uno, che ora verranno riattivati. Ringrazio tutti quelli che hanno creduto a questo progetto, finanziato dal Provveditorato con 100mila euro. L’idea, poi, è quella di aprire un lavasecco con corner esterni dove la gente potrà portare indumenti da lavare».

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