Ostetricia, in 150 urlano la rabbia per la chiusura
di Daniele Montanari
Prima assemblea pubblica con i politici di governo grandi assenti a Pavullo Giovanardi: «E le vecchie promesse?». Il sindaco Campi: «Lotteremo ancora»
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PAVULLO . Delusione, amarezza e rabbia montante nel primo incontro sull’ospedale dopo lo choc della chiusura del punto nascite. Quasi 150 persone lunedì sera nella sala di Monteobizzo per l’iniziativa organizzata da Maria Cristina Bettini col direttivo del comitato “Salviamo l’ospedale”. Degli invitati c’erano solo il senatore Carlo Giovanardi (“Idea”) e la consigliera regionale Giulia Gibertoni (5 Stelle). Un solo sindaco, Mirto Campi di Fiumalbo (più l’ex di Montecreto Maurizio Cadegiani), ma diversi consiglieri: Massimo Chichi, Morena Minelli e Davide Venturelli di Pavullo, Roberta Muccini (unica Pd), Armando Cabri e Simona Magnani di Polinago, per Fanano Clemente Forni e Paola Pasquali (che ieri è stata l’unica del Frignano in protesta a Bologna), per Pieve Piero Vicini e Marco Caiumi, anche consigliere provinciale con Antonio Platis, venuto da Mirandola. Più gli altri comitati.
«Questo non vuole essere un momento accusatorio - ha premesso la Bettini - ma l’avvio di un dialogo. Ho visto a proposito la convocazione, a posteriori, di un altro incontro il 24 da parte delle istituzioni: bene, ma avrei voluto sentire già qui certe voci».
Si è potuta sentire indirettamente quella del dg Ausl Massimo Annicchiarico, che ha inviato spiegazioni tecniche, lette in sala. Non hanno raffreddato gli animi, agitati per tre motivi di fondo: l’amarezza di non vedere più nascite all’ospedale, i timori per i rischi che possono correre le partorienti e il presagio che, privo «dell’elemento vitale per mantenere caratteristiche d’emergenza» (così Platis sul punto nascite), possa ridursi negli anni a un poliambulatorio.
«Ci sentiamo privati del diritto alla salute», ha sottolineato la Bettini. “Peccato originale” secondo tutti l’approvazione del Pal 2011, che ha declassato Pavullo a ospedale “di prossimità”. E qui Giovanardi ha riletto un comunicato dell’epoca in cui l’allora presidente della Provincia Sabattini e il sindaco di Modena Pighi dicevano che il punto nascite andava preservato per la montagna: «Bisogna inchiodare i politici a quello che hanno scritto - ha detto - perché il servizio serve oggi come allora. I tecnici si adeguino alla politica e predispongano un piano di supporto a una richiesta di deroga bis. O i politici dicano chiaro che vogliono chiudere».
«Per anni in Regione mi sono sentita dare rassicurazioni su questo ospedale - ha ricordato la Gibertoni - invece la spoliazione c’è. Non facciamoci prendere in giro dai numeri: la competenza può essere basata su équipe che girano e arrivano a 500 parti». Peraltro ha sottolineato che a Porretta, dove il punto nascite è stato chiuso nel 2014, sono stati segnalati diversi casi di donne costrette a corse in ambulanza al Maggiore per partorire poche ore dopo essere state mandate a casa perché non sembrava esserci urgenza.
Applauditissimo, e commovente, l’intervento di Campi: «Mia figlia è nata qui, e mi dispiace profondamente che non si possa più venire alla luce nel Frignano perché la politica lo vieta - ha detto - dobbiamo tutti lottare perché sia rivista questa decisione».
«Tante donne sono andate a Sassuolo non per loro volontà» si è sentito dal pubblico. Che ha ricordato come da anni nel reparto dotazioni (fasciatoio) e abbellimenti (ritinteggiatura) siano arrivati solo per iniziativa esterna, anziché dall’azienda. Forti timori anche per il fatto che dal Ps possano partire ambulanze con gravidanze avanzate senza strumenti e personale per poter far nascere, nell’emergenza, il bimbo in sicurezza.
«Questo non vuole essere un momento accusatorio - ha premesso la Bettini - ma l’avvio di un dialogo. Ho visto a proposito la convocazione, a posteriori, di un altro incontro il 24 da parte delle istituzioni: bene, ma avrei voluto sentire già qui certe voci».
Si è potuta sentire indirettamente quella del dg Ausl Massimo Annicchiarico, che ha inviato spiegazioni tecniche, lette in sala. Non hanno raffreddato gli animi, agitati per tre motivi di fondo: l’amarezza di non vedere più nascite all’ospedale, i timori per i rischi che possono correre le partorienti e il presagio che, privo «dell’elemento vitale per mantenere caratteristiche d’emergenza» (così Platis sul punto nascite), possa ridursi negli anni a un poliambulatorio.
«Ci sentiamo privati del diritto alla salute», ha sottolineato la Bettini. “Peccato originale” secondo tutti l’approvazione del Pal 2011, che ha declassato Pavullo a ospedale “di prossimità”. E qui Giovanardi ha riletto un comunicato dell’epoca in cui l’allora presidente della Provincia Sabattini e il sindaco di Modena Pighi dicevano che il punto nascite andava preservato per la montagna: «Bisogna inchiodare i politici a quello che hanno scritto - ha detto - perché il servizio serve oggi come allora. I tecnici si adeguino alla politica e predispongano un piano di supporto a una richiesta di deroga bis. O i politici dicano chiaro che vogliono chiudere».
«Per anni in Regione mi sono sentita dare rassicurazioni su questo ospedale - ha ricordato la Gibertoni - invece la spoliazione c’è. Non facciamoci prendere in giro dai numeri: la competenza può essere basata su équipe che girano e arrivano a 500 parti». Peraltro ha sottolineato che a Porretta, dove il punto nascite è stato chiuso nel 2014, sono stati segnalati diversi casi di donne costrette a corse in ambulanza al Maggiore per partorire poche ore dopo essere state mandate a casa perché non sembrava esserci urgenza.
Applauditissimo, e commovente, l’intervento di Campi: «Mia figlia è nata qui, e mi dispiace profondamente che non si possa più venire alla luce nel Frignano perché la politica lo vieta - ha detto - dobbiamo tutti lottare perché sia rivista questa decisione».
«Tante donne sono andate a Sassuolo non per loro volontà» si è sentito dal pubblico. Che ha ricordato come da anni nel reparto dotazioni (fasciatoio) e abbellimenti (ritinteggiatura) siano arrivati solo per iniziativa esterna, anziché dall’azienda. Forti timori anche per il fatto che dal Ps possano partire ambulanze con gravidanze avanzate senza strumenti e personale per poter far nascere, nell’emergenza, il bimbo in sicurezza.
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