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Terre di Vite e armonia

di PARIDE RABITTI *
Terre di Vite e armonia

Si è conclusa domenica la settima edizione di “Terre di Vite”, manifestazione enologica all’interno del Castello di Levizzano; organizzata dall’associazione “Divino scrivere” - presieduta da Barbara...

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LEVIZZANO. Si è conclusa domenica la settima edizione di “Terre di Vite”, manifestazione enologica all’interno del Castello di Levizzano; organizzata dall’associazione “Divino scrivere” - presieduta da Barbara Brandoli - sostenitrice di una visione che lega culturalmente il vino al territorio e sopratutto alle persone che lavorano dietro alla realizzazione di un’etichetta, ognuna con la propria storia e filosofia, desiderose di comunicare e trasmettere le proprie esperienze e passioni in un universo da scoprire che va ben oltre la semplice promozione commerciale di un prodotto.

Complice l’esperienza accumulata nelle precedenti edizioni, quest’ultima, dedicata all’armonia, è stata impeccabile, nessuna crisi del settimo anno ma più che altro l’apoteosi della comunicazione e dell’entusiasmo, contando la presenza di oltre 1000 visitatori eno-appassionati.

Dall’alto del Castello e della Torre Matildica si domina un paesaggio agreste e bucolico ma non selvaggio; esso è infatti opera dell’uomo, dove la collina infuocata di viti rosse rendeva l’atmosfera quasi fiabesca unitamente alla piacevolezza di poter assaggiare prodotti di grande qualità conversando coi produttori ed assistere a convegni e degustazioni guidate.

Sono questi gli avvenimenti che fanno bene al territorio, un modo per scoprire vini e terre lontani, ma anche per meravigliarci nel riscoprire la nostra terra di vite, che diamo per scontata, piena di bellezza e poesia. Un evento poco commerciale ma molto culturale, evviva! Dove poter scoprire grandi lambruschi premiati in tutte le guide specializzate italiane e dove stupirci nello scoprire un lambrusco nuovo, che ancora mancava nello scenario enologico modenese, un lambrusco diverso dagli altri.

Eppure l’uva è sempre la stessa, però poi ci spiegano che magari il vigneto gode di una particolare esposizione solare, che il terreno ha una peculiarità che lo rende unico; oppure ci si accorge di una certa somiglianza tra il vino e il produttore, cosa che accade più spesso di quanto ci si immagini, ed ecco che spicca un lambrusco con sentori piacevolmente balsamici, agrumato un mix tra aceto balsamico tradizionale e tamarindo e già ci si immagina quanto possa essere dissetante bevuto in estate bello freddo, e subito lì a fianco ecco svelato un grasparossa con una piacevolissima chiusura di crosta di pane.

* Il Lambruscologo


 

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