Un salotto virtuale per appassionate del web
di Laura Solieri
Marlene Miele è la moderatrice dei gruppi di discussione sul sito che raccoglie esperienze e idee del mondo femminile: «Tanti contributi e niente anonimato»
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MODENA . Una community fatta di donne che per lavoro o divertimento vivono quotidianamente la folle vita dei social network. Tra un pin e un tweet, un post e un tag, #socialgnock è una vera e propria piazza dove potersi ricaricare e farsi una risata, potersi raccontare.
Lo scopo è quello di favorire incontri e sinergie che portino a nuovi incontri, relazioni e opportunità che spesso si trasformano in amicizie o in collaborazioni. Per questo motivo, le #socialgnock organizzano eventi o iniziative che hanno sempre finalità di sostegno ad associazioni benefiche.
«Sono arrivata ad amministrare il gruppo “socialgnock” per il tenore dei miei interventi. Per molto tempo ho solo letto i post delle altre, sempre così pieni di informazioni, strapieni di energia e di competenza. Raramente lasciavo qualche commento, ho scritto pochissimi post. Poi mi sono accorta di avere buone doti di mediazione, oltre che di scrittura – racconta Marcella, dal 2007 in rete come Marlene Miele - Ho sangue meridionale, sono nata e cresciuta nell’operoso Nord-Est, trasferita adolescente in un Sud che non ho mai amato, ma che adesso mi manca. In età adulta, dopo una laurea e una presa di coscienza, mi sono trasferita per amore in provincia di Modena, da dove credo non andrò più via».
Gli argomento trattati in questo gruppo che trovate su facebook, spaziano un po’ in tutti gli ambiti.
«Ci sono quelli più tecnici per gestire un blog in wordpress, un account instagram o una mailing list, sino a quelli pratici per far decollare le visite e le interazioni su di una pagina Facebook. Ci scambiamo consigli per l’acquisto di un nuovo portatile o una macchina fotografica, ma anche per un rossetto o una piastra per capelli. Nel gruppo si pubblicano annunci di lavoro, sfoghi personali su momenti no al lavoro. Insomma, un vero salotto. Il punto di forza di questo gruppo, secondo me, è che all’interno non possono essere condivisi link o tag che rimandano ad altri siti o altre pagine – spiega Marlene - Questo meccanismo innesca un scambio leale e duraturo. Non si autopubblicizza l’ultimo post del blog, non si lasciano link mordi-e-fuggi per consigliare un servizio o un prodotto. Ci si prende il giusto tempo e si racconta, si spiega, si commenta, si espone, ci si confronta e ci si conosce per davvero. Alla base delle #socialgnock non c’è nessun intervento studiato a tavolino. Tutto nasce da un’intuizione di Rosa Giuffrè, da subito supportata da Valentina D’Amico e Lorena di Stasi, con cui hanno poi deciso di aprire la community. Ho vissuto l’evoluzione dell’interazione sociale nel web dai forum in cui ognuno aveva un soprannome di fantasia e un avatar come cartone animato fino alla richiesta, se non alla presunzione, di Facebook di schedarci come all’anagrafe».
«Siamo passati per il boom dei 140 caratteri di Twitter e i lunghi flame di FriendFeed - conclude - In ogni contenitore virtuale in cui mi sono trovata a interagire non è stato difficile capire con chi avevo più o meno affinità. Come nella vita reale, anche in quella online, tendiamo a scambiare opinioni e ad affezionarci a chi ha idee simili alle nostre. Il desiderio poi di dare anche una voce a quelle chiacchiere, credo sia un istinto naturale. Ammetto anche che però non è né un meccanismo automatico, né semplice. Spesso online le persone con cui si entra in contatto vengono mitizzate, caricate di aspettative e di fantasie che la mancanza del contatto reale immancabilmente porta con sé».
Lo scopo è quello di favorire incontri e sinergie che portino a nuovi incontri, relazioni e opportunità che spesso si trasformano in amicizie o in collaborazioni. Per questo motivo, le #socialgnock organizzano eventi o iniziative che hanno sempre finalità di sostegno ad associazioni benefiche.
«Sono arrivata ad amministrare il gruppo “socialgnock” per il tenore dei miei interventi. Per molto tempo ho solo letto i post delle altre, sempre così pieni di informazioni, strapieni di energia e di competenza. Raramente lasciavo qualche commento, ho scritto pochissimi post. Poi mi sono accorta di avere buone doti di mediazione, oltre che di scrittura – racconta Marcella, dal 2007 in rete come Marlene Miele - Ho sangue meridionale, sono nata e cresciuta nell’operoso Nord-Est, trasferita adolescente in un Sud che non ho mai amato, ma che adesso mi manca. In età adulta, dopo una laurea e una presa di coscienza, mi sono trasferita per amore in provincia di Modena, da dove credo non andrò più via».
Gli argomento trattati in questo gruppo che trovate su facebook, spaziano un po’ in tutti gli ambiti.
«Ci sono quelli più tecnici per gestire un blog in wordpress, un account instagram o una mailing list, sino a quelli pratici per far decollare le visite e le interazioni su di una pagina Facebook. Ci scambiamo consigli per l’acquisto di un nuovo portatile o una macchina fotografica, ma anche per un rossetto o una piastra per capelli. Nel gruppo si pubblicano annunci di lavoro, sfoghi personali su momenti no al lavoro. Insomma, un vero salotto. Il punto di forza di questo gruppo, secondo me, è che all’interno non possono essere condivisi link o tag che rimandano ad altri siti o altre pagine – spiega Marlene - Questo meccanismo innesca un scambio leale e duraturo. Non si autopubblicizza l’ultimo post del blog, non si lasciano link mordi-e-fuggi per consigliare un servizio o un prodotto. Ci si prende il giusto tempo e si racconta, si spiega, si commenta, si espone, ci si confronta e ci si conosce per davvero. Alla base delle #socialgnock non c’è nessun intervento studiato a tavolino. Tutto nasce da un’intuizione di Rosa Giuffrè, da subito supportata da Valentina D’Amico e Lorena di Stasi, con cui hanno poi deciso di aprire la community. Ho vissuto l’evoluzione dell’interazione sociale nel web dai forum in cui ognuno aveva un soprannome di fantasia e un avatar come cartone animato fino alla richiesta, se non alla presunzione, di Facebook di schedarci come all’anagrafe».
«Siamo passati per il boom dei 140 caratteri di Twitter e i lunghi flame di FriendFeed - conclude - In ogni contenitore virtuale in cui mi sono trovata a interagire non è stato difficile capire con chi avevo più o meno affinità. Come nella vita reale, anche in quella online, tendiamo a scambiare opinioni e ad affezionarci a chi ha idee simili alle nostre. Il desiderio poi di dare anche una voce a quelle chiacchiere, credo sia un istinto naturale. Ammetto anche che però non è né un meccanismo automatico, né semplice. Spesso online le persone con cui si entra in contatto vengono mitizzate, caricate di aspettative e di fantasie che la mancanza del contatto reale immancabilmente porta con sé».
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