«Il punto nascite per i parti non a rischio»
Pavullo. La proposta della consigliera M5S Gibertoni: «La chiusura è un atto da irresponsabili»
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PAVULLO . Fare “risorgere” il punto nascite a Pavullo, se non integralmente come tale, almeno come “centro” dedicato ai parti non a rischio. Lo chiede la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Giulia Gibertoni, alla luce del confronto con i cittadini di lunedì sera a Pavullo e del successivo dibattito in Regione.
Gli elementi raccolti la portano a giudicare «un atto da irresponsabili» la chiusura del punto nascite, ricordando quanto avvenuto a Porretta Terme dopo un uguale stop all’attività nel 2014: donne costrette a corse in ambulanza al Maggiore di Bologna per partorire poche ore dopo che erano state mandate a casa, perché non sembrava esserci emergenza. Che invece in certi casi ha bruciato i tempi: «Sono stati segnalati anche casi di parti in ambulanza, con personale medico che, seppur preparatissimo, di certo non è abituato a gestire situazioni del genere. Il presidente Bonaccini e l’assessore Venturi ci vogliono davvero far credere che sia questo il sistema per garantire più sicurezza alle mamme?». Di qui la richiesta di una soluzione intermedia «da trovare assolutamente». «La più efficace - spiega - potrebbe essere quella di creare un ‘centro’ dove permettere alle partorienti considerate non a rischio di dare alla luce il proprio bambino assistite da una équipe specializzata, così come avviene oggi con i parti in casa che la Regione sta incentivando. Accettare questa chiusura senza cercare una soluzione alternativa equivale ad avallare ancora una volta il progetto di chi governa, che sta spogliando mese dopo mese, anno dopo anno, il nostro Appennino. Per questo, come ho ricordato lunedì, non bisogna in nessun modo arrendersi, ma continuare a dialogare con i rappresentanti nelle istituzioni per trovare delle soluzioni adeguate». (d.m.)
Gli elementi raccolti la portano a giudicare «un atto da irresponsabili» la chiusura del punto nascite, ricordando quanto avvenuto a Porretta Terme dopo un uguale stop all’attività nel 2014: donne costrette a corse in ambulanza al Maggiore di Bologna per partorire poche ore dopo che erano state mandate a casa, perché non sembrava esserci emergenza. Che invece in certi casi ha bruciato i tempi: «Sono stati segnalati anche casi di parti in ambulanza, con personale medico che, seppur preparatissimo, di certo non è abituato a gestire situazioni del genere. Il presidente Bonaccini e l’assessore Venturi ci vogliono davvero far credere che sia questo il sistema per garantire più sicurezza alle mamme?». Di qui la richiesta di una soluzione intermedia «da trovare assolutamente». «La più efficace - spiega - potrebbe essere quella di creare un ‘centro’ dove permettere alle partorienti considerate non a rischio di dare alla luce il proprio bambino assistite da una équipe specializzata, così come avviene oggi con i parti in casa che la Regione sta incentivando. Accettare questa chiusura senza cercare una soluzione alternativa equivale ad avallare ancora una volta il progetto di chi governa, che sta spogliando mese dopo mese, anno dopo anno, il nostro Appennino. Per questo, come ho ricordato lunedì, non bisogna in nessun modo arrendersi, ma continuare a dialogare con i rappresentanti nelle istituzioni per trovare delle soluzioni adeguate». (d.m.)
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