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L’attore di Vie da animale ad avatar

L’attore di Vie da animale ad avatar

Diverse forme di presenza scenica negli spettacoli del festival 

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Dal più antico teatro di figura al più moderno utilizzo di nuove tecnologie, la storia del teatro ci ha insegnato quanto la definizione di “attore” sia ampia e sfaccettata. In questa edizione di Vie Festival abbiamo incontrato qualità diverse di presenza scenica, dall'animalità invadente degli attori di Terzopoulos (Sophia Hill e Antonis Myriagkos), frutto di un metodo atto ad assottigliare sempre più i confini tra mente e corpo, alla fusione tra realtà e finzione portata in scena da Iraa Theatre di Cuocolo e Bosetti, in un lavoro che mette in discussione la separazione tradizionale tra attore e personaggio. È nel “Libro di Giobbe” di Babina, però, che il corpo dell'attore abbandona la sua componente materica per farsi altro da sé; come l'avatar virtuale che Babina crea all'interno del videogioco, elemento che acquisisce una centralità drammaturgica tale da catturare facilmente l'attenzione dello spettatore. Chi è dunque il vero protagonista? Il corpo reale in scena, con la sua tecnica e la sua verità, o quel simulacro di realtà che, come in un sogno, diventa l'eroe di un gioco che poi è la vita? Alla luce di ciò non possiamo che attendere il prossimo weekend per scoprire come saranno affrontate le successive trasposizioni dell'attore in scena: dalla visione onirica e ironica che Manfredini evoca in “Luciano” nell'accostarsi al tema dell'omosessualità, della follia e della solitudine, al lavoro di Sotterrano che con “Overload” si occupa dei meccanismi dell'infosfera e dell'accumulo di contenuti nell'era digitale.

Marzio Badalì

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